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Verità e Fake news

Scrivo oramai raramente su questo blog, senza un filone logico su gli argomenti trattati, ma non ho intenzione di smettere (sarà contento aruba). Ogni tanto ho degli spunti e mi viene voglia di fissarli qui.
Sto leggendo dei libri di Vito Mancuso e spesso ci trovo degli spunti molto interessanti.
In un periodo in cui si parla tanto di fake news leggere un libro sull’autenticità è veramente interessante ”.. vale davvero la pena vivere una vita autentica in un mondo basato sulla finzione?… “

Un bel libro, ve lo consiglio. Ma una cosa mi ha colpito in particolare, ed è una esemplificazione chiara di come la verità non è esattezza ma soprattutto bene e giustizia, cioè saggezza nell’utilizzazione del dato esatto.

Riporto il brano del libro per intero anche se lungo:

“Un maestro chiede a un bambino dinanzi a tutta la classe se è vero che suo padre spesso torni a casa ubriaco. E vero, ma il bambino nega […]. Nel rispondere negativamente alla domanda del maestro, egli dice effettivamente il falso, ma in pari tempo esprime una verità, cioè che la famiglia è un’istituzione sui generis nella quale il maestro non ha diritto di immischiarsi. Si può dire che la risposta del bambino è una bugia, ma è una bugia che contiene più verità, ossia che è più conforme alla verità che non una risposta in cui egli avesse ammesso davanti a tutta la classe la debolezza paterna”. In quella classe ci sono due ragazzi che abitano vicino all’interrogato e sanno perfettamente come stanno le cose. Uno di loro, per dovere di precisione, si alza in piedi e dice di conoscere benissimo qual è la realtà dei fatti ossia che il padre torna spesso ubriaco. L’altro, però, interviene dicendo che non è per nulla così, che il ragazzo che ha appena parlato si sbaglia perché confonde il padre del ragazzo interrogato con un altro uomo, e che lui, che abita proprio li accanto, può garantire che le cose stanno effettivamente così. Chi tra questi due ragazzi dice la verità?
Il primo ricorda la figura di “colui che pretende di dire la verità dappertutto, in ogni momento e a chiunque”, ma chi agisce così “è un cinico che esibisce soltanto un morto simulacro della verità”. Il secondo personifica una concezione secondo la quale il rapporto umano è più importante della descrizione oggettiva di come stanno effettivamente le cose, una concezione della vita al vertice della quale c’è la relazionalità dell’essere e che individua il criterio decisivo nell’incremento della qualità delle relazioni. Nel primo caso la verità è qualcosa di statico, è un dato di fatto: il padre è ubriaco punto e basta, poche chiacchiere. Nel secondo caso la verità è qualcosa di dinamico, più esattamente di relazionale, che sa collocare il dato di fatto dell’ubriachezza del padre nel contesto più ampio di un figlio costretto a riconoscerla pubblicamente di fronte al maestro e ai compagni di classe e che per questo, negandola a un primo livello (quello dell’esattezza), la serve a un livello più alto (quello della relazione). Nel primo caso la verità si dice, si riconosce, si dichiara, si professa. Nel secondo caso la verità si fa, si attua, si realizza, si costruisce. Nel primo caso la verità è un dato, una tesi, una dottrina, un dogma. Nel secondo caso la verità è un processo, un evento, una relazione, un sistema.”

La verità si attinge solo quando si ha a cuore l’intero. La verità è molto più che esattezza, perché l’esattezza dice solo un aspetto particolare della realtà. La verità invece è l’intero delle relazioni, e in essa si può entrare solo mediante l’adeguazione della nostra intelligenza e della nostra volontà alla totalità del reale, un’adeguazione che richiede grande intelligenza emotiva e grande umiltà.

Se non si vuole la giustizia ed il bene anche una cosa esatta può non essere  verità  figuriamoci una fake news!
Quanto lontano dalla verità sono questi tempi.  

 

 

Sliding doors

La vita non è un videogioco al termine del quale si riavvia e tutto torna come prima.

scelte-binariLa vita, anche se a volte sembra, non è un film dove possiamo vedere cosa sarebbe accaduto se …come in Sliding Doors.

Nonostante quello che vogliono farci pensare abbiamo una grande capacità di scelta e di indirizzare le nostre azioni.

Le conseguenze? Nessuno le conosce.

Questo è il bello della vita e la sua forza.

Nessuna possibilità di tornare al punto di partenza o di verificare come sarebbe stato se quelle porte le avessimo trovate chiuse.

Si sceglie in base alla propria esperienza, ai propri valori, al proprio “essere” .. a volte non scegliamo, lasciamo che altri lo facciano per noi, ma anche questa è una scelta.

Non possiamo sempre sapere cosa avverrà, e nel dubbio che non sia come vogliamo rinunciamo a scegliere. Speriamo così che lo stato acquisito possa continuare a restare immutato. 

Io voglio continuare a scegliere.

“Parliamo del rischio, perché il rischio è così bello. Ma il cambiamento e il progresso vengono solo quando siete disposti a rischiare, a fare esperimenti con la vostra vita.” (Leo Buscaglia)

Tempo, denaro e felicità.

Guardando Facebook in questa settimana mi sono imbattuto in un interessante articolo riportato sul settimanale “internazionale” , ripreso dal “the guardian” dal titolo: Più soldi o più vita? Questo è il problema

Un interessante riflessione su l’utilizzo del tempo e del denaro e le sue interazioni. Per quanto mi riguarda  non ho mai avuto dubbi sulla mie priorità in materia. Rispetto all’articolo però credo che occorra fare un’ulteriore riflessione circa il tempo ed il suo valore: il suo utilizzo.

Proprio perché il tempo è tutto quello che abbiamo e non è possibile “accumularlo” è bene utilizzarlo al meglio.

L’utilizzo del “mio tempo”, più che del denaro, è un pensiero che mi accompagna  in questi tempi.