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… e continuano a trivellare…

Mi ricordo bene il referendum sulle “trivelle”. 

Tutti quei proclami. E adesso le trivellezioni aumenteranno dopo l’autorizzazione di altre concessioni.

Ho ritrovato il post che scrissi il giorno prima del referendum.

Devo dire che devo riprendere a scrive con piu costanza su questo  Blog.

Da lunedì chi Trivella?

 


Perdere non è mai facile

E’ stata una lunga ed impegnativa campagna referendaria. Dopo tanto impegno l’unica consolazione è avercela messa tutta per sostenere quello che credevo fosse la scelta giusta ed opportuna in questo momento per il paese.

33.243.845 sono stati gli italiani che sono andati a votare ed hanno espresso la propria scelta, non ci sono margini interpretativi in referendum: o vince il SI o vince il No. In questo caso ha vinto il No. La riforma proposta dal parlamento è stata bocciata. Questo è un dato inequivocabile. Ed io ero tra i sostenitori del SI ed insieme al Premier\Segretario, nonostante quello che ha detto ieri sera, ho perso anch’io. Ho perso perché ho messo impegno e risorse per convincere le persone che “sì” fosse la scelta giusta, perché  il “sì” era la scelta del mio partito, perché questa riforma era frutto del lavoro del parlamento a maggioranza PD che ho sostenuto nonostante le molte difficoltà.

Adesso le grandi riforme di questo paese dovranno essere fatte con altri strumenti perché come diciamo da oltre 30 anni, “abbiamo bisogno di riforme” , ma il modo scelto è sempre sbagliato e le riforme dovranno essere fatte “in altro modo”. Anche stavolta le riforme in questo paese le faremo (quando?) in “un altro modo”.

Non voglio addentrarmi in una valutazione politica su questo referendum: in queste ore ci sono tantissimi esperti a farlo in modo egregio e articolato. Una solo costatazione: ma i poteri forti che avevano già deciso  che doveva vincere il SI dove erano ieri?

Credo che il malessere del paese sia profondo, nessuna forza politica o sociale sembra interpretare in pieno questo malessere o in grado di ricevere  la fiducia per poter provare ad uscire da questo lunga crisi. 

Personalmente, l’ho già scritto molte volte e lo confermo ancora oggi dopo questa sconfitta, credo il Partito Democratico abbia le risorse al proprio interno, umane e valoriali, per svolgere questo arduo compito. Deve avere il coraggio di aprirsi e guardare al futuro, cosciente della situazione in cui ci troviamo, senza perdere di vista i principi ed i valori sui quali è stato fondato ma senza ricorrere a formule del passato alle quali  la maggioranza degli italiani non crede più. Io sono convinto che ce la possa fare.    

Personalmente sono amareggiato, non è facile perdere, soprattutto se si combatte per qualcosa e non contro qualcuno. La voglia di continuare a combattere per cambiare, in meglio, questo paese rimane intatta anche dopo questa sconfitta.

Finché avrò la convinzione che il mio contributo possa servire a questa causa continuerò ad impegnarmi.    


Sindacato e politica

Non sono così ingenuo da pensare che il sindacato non abbia (soprattutto in passato) un ruolo politico in questo paese.

E dopo tanti anni di militanza non mi meraviglio più di niente, purtroppo. 

Ma la convocazione di un’assemblea sindacale di una sigla sindacale (CGIL) per inviate il lavoratori a votare No al referendum mi pare eccessivo. Politicamente la CGIL ha già fatto il suo passo e tramite il suo segretario ha preso posizione. Questo rimane un paese libero, e lo rimarrà anche dopo il 4 dicembre.

Convocare un’assemblea dei lavoratori con il solo scopo di invitare a votare NO mi pare eccessivo. Se sul filo strettamente normativo la cosa può non essere “proibita”, il senso con cui è stato redatto lo statuto dei lavoratori, sul diritto di assemblea, non lascia molto spazio alle interpretazioni. Ma si sa. quando non ci sono indicazioni esplicite in questo paese la capacità di interpretazione è molto elevata.

L’articolo 20 dello statuto riporta :” I lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell’orario di lavoro, nonché durante l’orario di lavoro, nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione. Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva. Le riunioni – che possono riguardare la generalità dei lavoratori o gruppi di essi – sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali aziendali nell’unità produttiva, con ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro e secondo l’ordine di precedenza delle convocazioni, comunicate al datore di lavoro.
Alle riunioni possono partecipare, previo preavviso al datore di lavoro, dirigenti esterni del sindacato che ha costituito la rappresentanza sindacale aziendale. Ulteriori modalità per l’esercizio del diritto di assemblea possono essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro, anche aziendali.”  I contratti nazionali della Sanità, successivi a questa norma, non hanno modificato la sostanza di questo articolo. 

Le assemblee sindacali, secondo lo  statuto dei lavoratori, sono un diritto se convocate “con ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro”. E mi pare che questo abbia una sua logica. Convocare un’assemblea al solo scopo di invitare a votare No ad un referendum non mi pare abbia una logica sindacale. Personalmente lo ritengo per noi (lavoratori di ARPAT)  anche controproducente.  

Certo che il sindacato faccia “politica” non mi meraviglia, ma ci sono modalità che rendono anche il senso con cui si fanno le cose. Un convocazione con solo all’ordine del giorno indicazione su come votare al referendum  mi pare francamente una forzatura e con poco senso di carattere sindacale. E’ un’azione chiaramente politica e come essa va etichettata. 

Certo questa è una mia idea.

Come rimane una mia idea che da mesi abbiamo molte cose importanti in ponte in ARPAT  e non è stata convocata nessuna assemblea sulle prospettive della riorganizzazione, sul ruolo dell’agenzia dopo la nuova legge nazionale e in questa fase di transizione pèost Sargentini, sul pessimo umore che serpeggia tra i dipendenti, per dare “indicazioni” su come muoverci. Questi sarebbero argomenti, secondo me, per un’assemblea dei lavoratori.

 

 

 

 


Perché voterò SI (se a qualcuno interessa)

Come si sarà intuito dai miei precedenti post al referendum del 4 dicembre voterò SI.
Credo che questa riforma, non perfetta, frutto di mediazioni anche importanti, sia un passo in avanti per innescare i processi di cambiamento del nostro paese.
Votare No sicuramente non porta a cambiare niente. Ne ora e nei prossimi anni.
Questa riforma non ha un deficit di democrazia e non ci porterà ad un regime, ne tanto meno vengono modificati i principi ispiratori della nostra costituzione.

La riforma è articolata e in gran parte materia da costituzionalisti ( i quali come è logico, si dividono tra pro e contro la riforma) e fare una disquisizione articolo per articolo non è cosa da blog.
Però alcune cose possiamo dirle anche senza essere degli esperti.

  • Finalmente superiamo il bicameralismo perfetto. Un’anomalia che nessun paese europeo ha (e non solo europeo)!Io ricordo ancora le continue lamentele dei premier che non riuscivano a governare per l’impossibilità di avere una chiara maggioranza sia alla Camera ed al Senato (Prodi, Berlusconi … anche Bersani sarebbe stato premier se avesse dovuto ricevere la sola fiducia dalla Camera.,)
  • Il CNEL … occorre una modifica alla costituzione per cancellarlo.
  • Le province. L’accrocchio (a me non piace questa riforma Del Rio) che abbiamo adesso è frutto del fatto che le province non possono essere abolite che con una riforma costituzionale. Se non le aboliamo rimarranno queste Province.
  • Per eleggere Il Presidente della Repubblica occorreranno più voti! Non mi pare un deficit  democratico
  • Chiarezza su le leggi di iniziativa popolare (oggi molte leggi proposte dai cittadini non sono mai state discusse in aula).Fino ad ora raccogliere firme per una legge non produceva gran frutto. Mi pare più democratica.  
  • Nuova disciplina dei Decreti Legge, abusati dai governi oltre ogni limite. 
  • La revisione del Titolo V. Sicuramente un capitolo molto articolato e complesso da descrivere in due righe. Ma dopo la riforma del 2001 e le moltissime “cause” tra Stato e Regioni è un tentativo di fare chiarezza sui ruoli. Qui l’accentramento delle politiche può essere visto come un accentramento dei poteri. Ma in questi anni la separazione ha creato molto caos. 

Non credo che questa riforma riduca la sovranità popolare, atrofizzi la democrazia nel paese e ci porti ad una deriva autoritaria. 

Credo che coloro che saranno chiamati a  governarci, dopo la riforma, avranno la possibilità di governare e prendere delle decisioni nell’arco della durata della legislatura, 5 anni, e poi essere sottoposti al giudizio dei cittadini alla fine del mandato. Come succede oggi ad un Sindaco. Questa è democrazia.

Nei prossimi giorni proverò ad affrontare più nel dettaglio la riforma. Se ci riesco.

In questo post non ho affrontato l’aspetto politico, che riveste un ruolo importante e decisivo e che sta condizionando la campagna referendaria.
Su questo sicuramente non mancherò di scrivere.

 


Ho ceduto alla Apple

Rimando ancora un post sulle mie ragioni del SI. Un evento “significativo”, per quanto queste cose possono essere significative fatte le giuste proporzioni, che si meritava un post.

Dopo anni di acquisto ed uso convinto di telefoni BlackBerry alla fine ho ceduto. Ho mollato definitivamente la piattaforma BlackBerry.

Ho ceduto, contro ogni pronostico, alla Apple.

Mi sono comprato un Iphone. Lo so, avevo “giurato” che non l’avrei mai fatto. lo ammetto. 

Ma come accennato nei post precedenti su altri argomenti i processi di cambiamento sono ineludibili.

E una volta verificata la realtà non resta che scegliere. Quando gli strumenti non sono adeguati al tempo vanno cambiati anche se quando li abbiamo comperati erano il Top.

Mi manblackberrycherà  il led che mi avvisa di messaggi o chiamate in arrivo o perse, mi mancherà l’utilissimo Hub, la chiarezza dell’audio e la lunga durata della batteria del mio Z30. Ma oramai è un prodotto lontano da quello che si chiede ad uno smartphone. Nei suoi prodotti non ci credeva neppure la BlackBerry. Nessun vero aggiornamento, nessuna campagna di vendita dei terminali etc.era una battaglia oramai persa,

Non ho più il tempo per “baloccarmi”, come ho fatto in passato prima di approdare ad un Blackberry con un sistema aperto che permette di “divertirsi”. 

Quindi ho scelto basandomi sull’esperienza accumulata con l’Ipad, sulla pessima esperienza fatta con il Galaxy S5 mini, e sulle indicazioni di amici competenti.

E non ditemi che anche parlando di telefonini ho fatto riferimenti al referendum! Lo so! 🙂

 

 

 


Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare

La frase del titolo è di Winston Churchill.

Volevo fare un post sulle ragioni del mio scegliere di votare SI al prossimo referendum, ma lo farò nei prossimi giorni.

Ma non cambio argomento. Leggo molti post sui social, parlo con  molte persone sul referendum (qualcuno dirà: e si che palle che ci fai. speriamo arrivi presto il 5 dicembre), e la cosa che più mi colpisce è chi sceglie in funzione alle difettosità dei sostenitori\promotori del SI o del NO.

Entrare nel merito di questa riforma non è banale, gli effetti del voto a partire dal 5 dicembre non saranno ininfluenti sulla vita del nostro paese. Occorre fare uno sforzo che vada oltre le banali e superficiali argomentazioni.

Scegliere sulla base della antipatie non porterà un gran frutto.

La questione prettamente politica la lascio ad un’altro post.

 

 


Vorrei ma non posto

Ho ripreso a scrivere sul blog con l’intenzione di scrivere con continuità, ma come si può notare dai post pubblicati ultimamente, non sno riuscito nell’intento.

Sicuramente non è stata ne la  mancanza di volontà ne la carenza di stimoli.

Gli impegni sono sempre tanti ed il tempo di soffermarsi la sera per scrivere un post non è sempre disponibile.

Utilizzo un pezzo della canzone da cui ho tratto lo spunto per il titolo di questo post :”E poi, lo sai, non c’è
Un senso a questo tempo che non dà Il giusto peso a quello che viviamo. Ogni ricordo è più importante condividerlo
Che viverlo.”

Anche se un blog non è facebook, twitter etc… ho cercato di vivere quest’estate, piena di occasioni e di incontri interessanti, senza condividerne i pensieri qui.

Inizia l’autunno e ci aspetta un periodo intenso in attesa del Referendum costituzionale ma spero di poter trovare il tempo per condividere qualche pensiero attraverso questo mezzo.

 


Da lunedì chi Trivella?

Siamo alle porte del Referendum definito delle “Trivelle”.

In questi mesi ne ho sentite di tutte e non è stato facile cercare di capire come siamo giunti a questo referendum.

Ci sono stati anche degli “spot” di dubbio gusto

La campagna per il SI al referendum è iniziata in un primo momento puntando l’attenzione sulla salvaguardia del mare e del suo ambiente e sul fatto che nessuno parlava di questo referendum; poi  quando sono iniziati gli approfondimenti si sono accorti che non era un referendum per scegliere se volevamo o no le trivelle in mare ( come fu per la scelta sul nucleare) la campagna si è spostata sui temi della scelte energetiche del nostro paese e sul regalo del nostro paese alle multinazionali (royalties e consessioni senza scadenze).

Ognuno faccia le proprie considerazioni le mie sono, in ordine sparso e non di importanza:

Non credo che con questo referendum si scelgano le politiche energetiche del nostro paese. le regioni avevano presentato richiesta per 6 referendum in questo senso. E l’unico referendum ammesso da solo non ha questa valenza. E’ bene ricordare che il nostro paese ha già la più alta percentuale al mondo di energia elettrica prodotta da fotovoltaico.

Quantità e valore delle royalities, tasse pagate, lavoratori impiegati etc..   si può decidere che quanto deciso sia giusto o che sia sbagliato, e modificare opportunamente la legislazione del settore, ma si deve tenere conto che meno si incentivano le società petrolifere a investire in Italia, più le si incentiva a investire all’estero (magari in Croazia, proprio di fronte alle nostre coste…). Così l’inquinamento mondiale rimarrebbe costante,il rischio di inquinamento dei nostri mari il medesimo ma l’Italia dovrebbe comprare all’estero più energia di quella che già compra oggi. Abbiamo fatto già quest’errore sul nucleare.

Ancora una volta si cerca di dare significati politici ad un referendum. Tutte le forze non di governo sono per SI, nonostante abbiamo programmi energetici ed ambientali completamente differenti tra loro.

Non condivido questa falsa meraviglia per l’indicazione del nostro segretario  di astenersi. Non è stato il primo a farlo…. e vedremo se sarà l’ultimo, in attesa della riforma costituzionale per la quale saremo chiamati a votare per un altro referendum.

Sullo smaltimento delle piattaforme una volte esauriti i giacimenti ho dei ragionevoli dubbi riferiti alla sostenibilità ambientale. Siamo così convinti che sia ambientalmente vantaggioso smantellarle?

Io cosa faccio domani? Ho tanti impegni.

Ma ho una figlia che ha appena compiuto 18 anni alla quale mi risulta difficile spiegare perché ci si possa anche astenere dal votare ad un referendum, e  siccome sono convinto che l’esempio sia importante, domani la accompagno per la sua prima volta al voto perché inizi il suo percorso di cittadina consapevole.

Io comunque voto NO!