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Non sono ottimista

Non sono ottimista.

Leggo molti commenti e opinionisti che sostengono che questa pandemia renderà il mondo migliore. 

Non vedo nessun  elemento che mi faccia pensare a questo e la storia ci insegna che non sarà così.

Avremo dei cambiamenti, inevitabili, in qualche comportamento per un periodo , svilupperemo dei nuovi modi di concepire alcuni aspetti del lavoro . Ma non sarà un modo migliore. I problemi rimarranno gli stessi , forse sotto alcuni aspetti peggioreranno. Le conseguenze economiche  post pandemia saranno impattanti e non sono così sicuro che la classe politica  sia in grado di governare questo processo che aumenterà le distante sociali.  Servirà un grande momento di solidarietà , molto più solido e profondo di quello di ora che ha come legame la “salvezza” e lotta contro un nemico comune ed invisibile. Ma quando il “pericolo” sarà scampato ritorneremo ognuno a difendere il proprio orticello.  

Credo invece che questo periodo abbia fatto riflettere  molte persone sul  proprio rapporto con se stessi, con le cose, con il tempo.

Questa pandemia non renderà il mondo migliore ma avrà dato un’opportunità a molte persone di  cambiare:

“Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l’abitudine e la possibilità di esercitare la propria intelligenza. Lentamente tutto si chiude, si indurisce e si atrofizza come un muscolo”. (Albert Camus)

Diciamo che in questo periodo abbiamo interrotto molte abitudini.

 

Domenica delle Palme ai tempi del coronavirus

Inizia con la Domenica delle Palme la Settimana Santa,  in questa domenica si ricorda l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, avvenuto a cavallo di un asino, mentre la folla ne osannava il nome, agitando rametti di palma.

Ai tempi del Coronavirus  “la folla” non può  accorrere  numerosa, ma può assistere attraverso un monitor alle varie celebrazioni che vengono trasmesse.

La benedizione delle palme è documentata sin dal VII secolo ed ebbe uno sviluppo di cerimonie e di processioni. In Occidente essendo questa domenica riservata a cerimonie prebattesimali (il battesimo era amministrato a Pasqua) e all’inizio solenne della Settimana Santa, benedizione e processione delle palme  si sviluppò solo nel XI secolo.

Quest’anno dopo molti secoli non potremo  portare nelle nostre case l’ulivo benedetto. Ci accontenteremo di quello virtuale. Di una benedizione via etere, a distanza.

Anche questo è un segno dei tempi!  

Cosa fare nei prossimi giorni?

Ci aspettano settimane che definerei inaspettate.

Sperando di non essere infetti sarà un periodo che pensavamo fosse possibile solo nei film.

La domanda più ricorrente nei prossimi giorni sarà: e adesso cosa facciamo?

A parte coloro che avranno il pensiero di come pagare gli stipendi, pagare le tasse con le proprie attività chiuse  che avranno altri problemi, per gli altri come trascorre il tempo senza “andare fuori di testa” sarà il leitmotiv dei prossimi giorni.

Le domande gia oggi si rincorrono. Posso fare questo? Posso fare quello ? Come faccio a ….. a stare a casa rischio di diventare matto!

Un periodo breve che una volta passato, non ci farà cambiare le abitudini consolidate e non ci farà neppure sentire più vulnerabili, immersi nel soddisfare i nostri bisogni.

Io cosa farò? Non lo so. Non ci ho pensato.  Aspetto gli eventi consapevole che quello che succede in un laboratorio a migliaia di kilometri di distanza, mio malgrado, può condizionare la mia esistenza. 

         

Impossibile non scrivere di Coronavirus

Impossibile non parlare di Coronavirus. Ci proverò, a non parlarne.
SARS-CoV-2 è il nome del virus. “SARS” indica “severe acute respiratory syndrome” (“sindrome respiratoria acuta grave” in inglese), “CoV” il fatto che sia dovuta a un coronavirus e il “2” serve per distinguerla dal SARS-CoV scoperte tra il 2002 e il 2003 in Cina.
Ecco, siccome non sono un virologo, mi limito a questo.

Sicuramente però sono molto interessanti gli effetti.
La potenza della comunicazione e di cosa può provocare.
La paura che semina un “nemico” che non si conosce e non si vede che potrebbe essere ovunque.
Ed il sospetto che poi genera il dubbio… di quello che ci stanno veramente nascondendo… visto questo allarme … qualcosa non ci dico.

Allarme che genera paura che alimenta il dubbio che genera nuova paura.

E il nostro essere solidali e umani, oramai sopito da tempo, viene sopraffatto dall’instinto egoistico di sopravvivenza, ci sentiamo minacciati da un nemico invisibile e guardiamo ogni uomo, soprattutto se “diverso”, come ad una minaccia.
In questo i “social”, purtroppo, non ci aiutano.