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1° Maggio Festa dei Lavoratori

Festa del lavoro molto particolare ai tempi della Pandemia. 

In una società in cui si parla tanto del lavoro , di come esso da sostentamento e dignità, adesso dobbiamo fare i conti con le preoccupazioni del presente e del futuro. 

Un festa che dovrebbe rifocalizzare l’attenzione sulla necessità di trovare soluzioni per questo periodo di grande difficoltà sia per chi un lavoro lo ha, per chi rischia di perderlo e per chi avrà difficoltà nel trovarlo.  Senza dimenticare che anche  chi lo ha  ma non è  fonte di “dignità”. 

“Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo. “(Adriano Olivetti)

Buon Primo Maggio a Tutti.

 

EMERGENZA COVID 19 – il ruolo delle Agenzie Ambientali

Prendo spunto dalla comunicazione che ho ricevuto stamani dai colleghi CISL della RSU per scrivere due cose su quello che penso del ruolo dell’agenzia ambientale in questo momento. 

Che esista uno stretto legame tra ambiente e salute è ormai assodato e che in questo  contesto specifico non c’è da  “prevenire” ma da operare in emergenza  è assolutamente  scontato. Ma le agenzie ed il suo personale possono , con le proprie professionalità,  essere utili alla causa?  L’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri autorizza in questa emergenza le Agenzie a dare un supporto logistico e operativo alle autorità sanitarie.  Alcune agenzie  lo hanno fatto. Se in Toscana non serve meglio, ma almeno proporsi, mettere a disposizione mezzi ed operatori. Invece leggo la nota di precisazione  dei colleghi RSU della CISL, che riporto qui sotto, dove ancora un volta mi accorgo che una parte del sindacato non pensa ad altro che far valere i propri diritti. In questo momento credo che l’unico diritto da salvaguardare è quello di poter svolgere il proprio dovere in modo sicuro per la propria e altrui salute. Valore per cui svolgiamo il nostro compito nella quotidianità lavorativa anche fuori da questa emergenza .

La richiesta dei buoni pasto per chi lavora in smart working mi pare fuori luogo.

Di seguito la note di cui sopra. 

EMERGENZA COVID 19 E ATTIVITA’ SINDACALE IN ARPAT : ALCUNE PRECISAZIONI Cari iscritti, simpatizzanti e lavoratori ARPAT tutti, riteniamo di dover fornire alcune precisazioni riguardo a quanto fatto dalla RSU in questi giorni, al cospetto di drammatici scenari ai quali mai avremmo pensato di dover assistere. Come componente CISL abbiamo sostenuto fino ad ora tutte le posizioni prese dalla RSU, anche quelle che ci sembravano meno condivisibili, in ragione della prioritaria ricerca della comunità d’intenti, focalizzandoci sui punti di convergenza piuttosto che sulle differenze fra le posizioni dei singoli membri o di sigla. Abbiamo in primo luogo vigilato sul corretto e celere recepimento da parte della Direzione dei provvedimenti del Governo a contrasto dell’epidemia rivolti alle PP.AA, quali l’incentivo allo smart working e il garantire solo le attività indifferibili e quelle a supporto dell’emergenza sanitaria. Abbiamo compreso certe titubanze e pazientato su certe posizioni poco condivisibili della Direzione, giustificandole con la difficoltà del momento, privilegiando comunque un rapporto di stimolo e collaborazione, nella consapevolezza della diversità dei ruoli. Anche la decisione di proporre riduzioni all’orario di apertura delle sedi e al loro presidio con personale in presenza è stata condivisa, nella speranza che possa contribuire a tornare al più presto alla consueta operatività e per dar modo alla Direzione di organizzare al meglio il periodo di transizione verso la normalità. Abbiamo inoltre rilevato che certe problematiche emerse (difformità organizzative fra strutture, DPI carenti o scaduti, pulizie ambienti ecc.) sono strutturali e non legate all’emergenza e pertanto dovranno essere oggetto di profonda riflessione con la Direzione. Non possiamo tuttavia sottacere alcuni fatti accaduti negli ultimi giorni che rischiano di incrinare il positivo clima nel quale fino ad ora la RSU ha lavorato. Dobbiamo in primis far presente che non condividiamo affatto né sosterremo la volontà della componente di maggioranza in RSU di impegnarsi per richiedere la corresponsione di buoni pasto al personale in telelavoro straordinario, né quella di impegnarsi ulteriormente per richiedere rimborsi spese (luce, telefono…). La riteniamo, con un eufemismo, inopportuna, avendo ben presenti le difficoltà che in questo momento devono affrontare lavoratori molto meno garantiti di noi o in prima linea negli ospedali e consapevoli delle concessioni che la Direzione ha fatto sull’indennità di turno e sull’orario (anche oltre le richieste RSU), visto che si tratta di regime orario in deroga a contratti e accordi. CISL FP non si presterà pertanto a “battaglie per il buono pasto”, come taluni hanno ventilato in RSU. Rileviamo inoltre un’ostinata riluttanza ad informare i lavoratori su quanto la RSU ha appreso dalla Direzione nella videoconferenza del 24 marzo in merito all’eventualità – ad ora esclusa – che anche ARPAT fornisca un supporto all’emergenza sanitaria, come altre ARPA stanno già facendo e come tanti colleghi si aspetterebbero. Così come i lavoratori non hanno ancora ricevuto, per conoscenza, la richiesta della RSU alla Direzione del 23 marzo, con la quale, fra l’altro, si dava disponibilità a confrontarsi “sulle gestione di possibili ulteriori scenari…, compresa l’eventuale messa a sistema di professionalità ARPAT a supporto dell’emergenza sanitaria, qualora le circostanze lo richiedessero”. Si ha la percezione che si voglia isolare i lavoratori dalla drammatica realtà esterna, quando invece sarebbe opportuno far sapere, per esempio, che l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 marzo scorso ha legittimato eventuali coinvolgimenti del sistema delle Agenzie Ambientali a supporto della gestione dell’epidemia e che pertanto non ci possiamo far trovare impreparati a questa evenienza. Riteniamo pertanto necessario l’interessamento da parte sindacale per assicurare che l’eventuale impegno sia subordinato alla disponibilità di adeguati mezzi (vedi DPI) ed alla preventiva valutazione di cosa siamo in grado di fare e di come operare in sicurezza. CISL-FP non si gira dall’altra parte per non vedere e ritiene che anche i lavoratori ARPAT debbano fare la loro parte con senso di responsabilità e solidarietà !!!

Contattateci per ulteriori informazioni e per dirci cosa ne pensate.

LA COMPONENTE CISL FP – RSU: Alessandro Becatti (int. 6603) Marco Bertolini (int. 6831) Barbara Carli (int. 5285) Monica Baroni (int. 5471)

Sindacato e politica

Non sono così ingenuo da pensare che il sindacato non abbia (soprattutto in passato) un ruolo politico in questo paese.

E dopo tanti anni di militanza non mi meraviglio più di niente, purtroppo. 

Ma la convocazione di un’assemblea sindacale di una sigla sindacale (CGIL) per inviate il lavoratori a votare No al referendum mi pare eccessivo. Politicamente la CGIL ha già fatto il suo passo e tramite il suo segretario ha preso posizione. Questo rimane un paese libero, e lo rimarrà anche dopo il 4 dicembre.

Convocare un’assemblea dei lavoratori con il solo scopo di invitare a votare NO mi pare eccessivo. Se sul filo strettamente normativo la cosa può non essere “proibita”, il senso con cui è stato redatto lo statuto dei lavoratori, sul diritto di assemblea, non lascia molto spazio alle interpretazioni. Ma si sa. quando non ci sono indicazioni esplicite in questo paese la capacità di interpretazione è molto elevata.

L’articolo 20 dello statuto riporta :” I lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell’orario di lavoro, nonché durante l’orario di lavoro, nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione. Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva. Le riunioni – che possono riguardare la generalità dei lavoratori o gruppi di essi – sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali aziendali nell’unità produttiva, con ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro e secondo l’ordine di precedenza delle convocazioni, comunicate al datore di lavoro.
Alle riunioni possono partecipare, previo preavviso al datore di lavoro, dirigenti esterni del sindacato che ha costituito la rappresentanza sindacale aziendale. Ulteriori modalità per l’esercizio del diritto di assemblea possono essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro, anche aziendali.”  I contratti nazionali della Sanità, successivi a questa norma, non hanno modificato la sostanza di questo articolo. 

Le assemblee sindacali, secondo lo  statuto dei lavoratori, sono un diritto se convocate “con ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro”. E mi pare che questo abbia una sua logica. Convocare un’assemblea al solo scopo di invitare a votare No ad un referendum non mi pare abbia una logica sindacale. Personalmente lo ritengo per noi (lavoratori di ARPAT)  anche controproducente.  

Certo che il sindacato faccia “politica” non mi meraviglia, ma ci sono modalità che rendono anche il senso con cui si fanno le cose. Un convocazione con solo all’ordine del giorno indicazione su come votare al referendum  mi pare francamente una forzatura e con poco senso di carattere sindacale. E’ un’azione chiaramente politica e come essa va etichettata. 

Certo questa è una mia idea.

Come rimane una mia idea che da mesi abbiamo molte cose importanti in ponte in ARPAT  e non è stata convocata nessuna assemblea sulle prospettive della riorganizzazione, sul ruolo dell’agenzia dopo la nuova legge nazionale e in questa fase di transizione pèost Sargentini, sul pessimo umore che serpeggia tra i dipendenti, per dare “indicazioni” su come muoverci. Questi sarebbero argomenti, secondo me, per un’assemblea dei lavoratori.

 

 

 

 

Non credevo di avere seguito

Ho ritorni da amici sul fatto che il mio post “scegliere non è essere crumiri” abbia suscitato qualche reazione. Non credevo di avere tutte queste “attenzioni”

E’ dal 2009 che non sono più direttamente coinvolto nell’azione sindacale (per incompatibilità tra ruoli sindacali e ruoli politici) ma ancora
qualcuno crede che sia l’eminenza grigia della CISL in ARPAT. Mi dispiace, perché questo è poco rispettoso nei confronti dei miei colleghi che si danno da fare con passione nell’attività sindacale di Arpat tutti i giorni ed ai quali io, purtroppo, non riesco a dare ne una mano ne sostegno.

Ho iniziato a scrivere su un blog personale nel 2004, parlavo principalmente di questioni sindacali di Arpat. Fino a quando ho fatto attività in modo diretto ho scritto in modo regolare poi ho piano piano abbandonato, scrivendo sempre più di rado.

Ho ripreso a scrivere su questo nuovo Blog con motivazioni e stimoli diversi ma le questioni di arpat non posso certo ignorarle, anche se non sono più l’oggetto principale del mio scrivere.

gerome_eminence_grise_1873Credo che i post che ho scritto sulle questioni di arpat negli ultimi 2 anni siano meno della dita di una mano e se questo è sufficiente a far pensare che possa “destabilizzare” l’unità sindacale, sorrido pensando che mi viene attribuito un bel “potere”.

Una cosa è certa, come non ho smesso di scrivere su ARPAT quando da sindacalista fui ric
hiamato anche dalla Direzione perché “raccontavo fatti sindacali di ARPAT attraverso il web” e “questo potrebbe portarti ad avere delle conseguenze” non lo farò certo ora.

Ho delle opinioni e le esprimo. E quello che sostenevo e credevo l’ho sempre scritto pubblicamente.

Se volete potete rileggerlo.

Sta scritto li sul vecchio Blog.

Rileggendolo scoprirete che sono passati anni ma le questioni di cui il sindacato discute sono spessissimo le medesime. Specchio di un paese, l’arpat non ne è avulsa, bloccato ed incapace di prendere decisioni pensando che “fare accordi” e trovare “compromessi” sia una sconfitta ed una sciagura.

Io non mi sono mai nascosto e non lo farò certo ora.

Credete quello che vi pare, fate pure tutte le campagne che ritenete opportune, ma se avrò voglia di scrivere lo farò come e quando mi pare attraverso questo spazio che mi sono ritagliato.

Scegliere non è essere “crumiri”

Era febbraio quando ho scritto un post su la vicenda dei dipendenti Arpat che avevano fatto ricorso davanti ai giudici contro l’amministrazione “per ottenere, a detta delle organizzazioni sindacali, quello che per le vie normali del confronto delle parti non era possibile ottenere”. Dopo qualche mese non posso fare a meno di non rioccuparmi delle questioni sindacali di Arpat. sostenibilita-ambientale

Il mio post di febbraio che trovate qui, e’ ancora attuale nonostante sia passato del tempo e di cose ne siano successe: le sentenze di appello sono state perse dai lavoratori e la Direttrice, che avrebbe accettato un accordo, è stata pensionata.

Il sindacato, dopo aver delegato l’azione ai giudici, ne è uscito per la seconda volta sconfitto.

Ero contrario a questa scelta e non ho mai aderito alla causa contro la direzione, e per questa mia scelta sono stato “additato” come crumiro e approfittatore, perché una sentenza favorevole avrebbe portato vantaggi anche me.

Sapevo che da questa vicenda non saremmo, comunque, usciti vincitori (neanche vincendo le cause), ma questo non è facile da comprendere se il termine di misura è solo l’aspetto economico, e adesso che c’è anche da pagare gli avvocati questo può trasformarsi in un boomerang per il sindacato.

Se una sentenza favorevole avrebbe agevolato tutti, per quanto mi riguarda, non vedo incongruo che le spese da sostenere siano da suddividere tra tutti. Senza dover fare un porta a porta per riscuotere la quota, si potrebbe trovare una forma per trattenerla dalla busta paga. Come farlo? Abbiamo tanti tecnici che possono trovare una soluzione. Questo velocizzerebbe la conclusione di questa vicenda lasciando il tempo alla RSU di dedicarsi in pieno a pensare ad un nuovo decentrato da sottoporre all’amministrazione.

Dopo la sentenza di appello, i sindacati e la RSU hanno una scarsa credibilità, perdere tempo sulle modalità di riscossione o tentare di distogliere l’attenzione “attaccando” la Regione per l’improvviso pensionamento della Direttrice, per una presunta scarsa attenzione alle problematiche ambientali, non farà recuperare credito al sindacato.

Ripeto: questo, se permettete, non riguarda solo i dipendenti direttamente coinvolti nella causa persa.

Primo maggio Festa dei lavoratori

La Festa del lavoro o dei lavoratori nasce a Parigi il 20 luglio del 1889. L’idea venne lanciata durante il congresso della Seconda Internazionale, che in quei giorni si volgeva proprio a Parigi.

Il quarto stato. Dipinto a olio su tela (293×545 cm) di Giuseppe Pellizza da Volpedo del 1901. Museo del Novecento di Milano.

La data del 1° maggio fu scelta perché tre anni prima, nel 1886, un corteo operaio svoltosi a Chicago era stato represso nel sangue. A metà del 1800, infatti, i lavoratori non avevano diritti: lavoravano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni, e spesso morivano sul luogo di lavoro. Il 1° maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. La protesta durò 3 giorni e culminò, il 4 maggio, col massacro di Haymarket: una vera e propria battaglia in cui morirono 11 persone. L’iniziativa divenne il simbolo delle rivendicazioni degli operai che in quegli anni lottavano per avere diritti e condizioni di lavoro migliori.

Oggi quella data è festa nazionale in molti Paesi.

In Italia nel 1947 la festa del lavoro e dei lavoratori divenne ufficialmente festa nazionale.

Accordo aree di contrattazione del pubblico impiego… e le ARPA?

Aran e Sindacati hanno firmato l’Ipotesi di accordo quadro nazionale che ridefinisce i nuovi comparti e le nuove aree di contrattazione del pubblico impiego. Così come era stato annunciato, base imprescindibile per riprendere la contrattazione dei contratti del pubblico impiego.

E’ un accordo importante che introduce cambiamenti rilevanti nell’assetto del sistema contrattuale pubblico e sul quale mi sono, già in parte, espresso in un’altro post. 

In questo link trovate il testo completo dell’accordo

Vorrei in questo post sottolineare alcune questioni che ci riguardano da vicino. Forse un po polemiche.

Siamo arrivati a questo accordo senza avere nessun confronto trai lavoratori e senza nessuna comunicazione, come se fosse un accordo banale e  non avesse riflesso sui lavoratori.

Altro aspetto, le ARPAT come ne escono da questo accordo? In questi anni, in modo pretestuoso, veniva ventilata la possibilità che alle Arpa venisse cambiato contratto…. quante discussioni: ho trovato almeno due post sul mio vecchio blog che parlano di questo argomento uno è il post che trovate qui, ecco il link.

Anche con la riduzione dei comparti ed il suo riassetto, dopo le riforme di Brunetta e questa della Madia,  alle ARPA  rimane attribuito il contratto della Sanità.

Finiamola con illazioni, teorie del complotto, voci infondate che provengono dai corridoi più improbabili!

Utilizziamo le poche energie che abbiamo per trovare proposte, invece che cercare inutili motivi di scontro tra categorie di lavoratori,  affinché le ARPA siano il più possibile funzionali allo scopo per cui sono state create: il controllo ed il monitoraggio ambientale.

 

Pubblico impiego, la riforma dei comparti

Ci stiamo apprestando ad una riforma della pubblica amministrazione che rivoluzionerà il mondo del pubblico impiego.

In meglio? Questo è difficile da dire.

Nei giorni scorsi il ministro Marianna Madia ha firmato l’atto di indirizzo all’Aran per il confronto sulla riforma dei comparti. 

I comparti saranno ridotti a quattro dai dodici in cui oggi è divisa la Pubblica amministrazione.

Questo aspetto appare ai più una questione meramente burocratica e squisitamente sindacale. Ma non è così. Ridurre accorpando contratti nazionali che presentano molte diversità non sarà cosa facile ne indolore.

La sanità,  rimarrà da sola e lo stesso accadrà a Regioni ed enti locali. La scuola sembra destinata a unirsi a università, ricerca e alta formazione artistica e musicale nel «comparto della conoscenza», e tutte le altre Pa dovrebbero unirsi per formare  un grande “compartone”.

Uno dei problemi, anche se non il solo, è quello delle retribuzioni. Nel compartone dovrebbero finire in particolare i ministeri, le agenzie fiscali, e gli enti pubblici non economici (Inps, Istat, Aci, Enav, ……). Le differenze in busta paga fra questi settori che dovrebbero unirsi sono elevate; differenze frutto di storie e organizzazioni diverse.

Difficilmente ci sarà un nuovo tabellare che si attesti sulla base degli stipendi più alti ed impossibile che si attesti su quelli più bassi. Probabilmente succederà come succedeva fino ad oggi quando un dipendente cambiava comparto: quando nel caso di equiparazione lo stipendio nuovo era più basso di quello di provenienza i soldi in più venivano erogati tramite un “ad personam” che veniva riassorbito con gli aumenti dei futuri rinnovi contrattuali. Questo meccanismo per un contratto nazionale con differenze così alte e risorse scarse per i rinnovi porterebbe alcuni lavoratori a vedersi congelare per moltissimi anni lo stipendio.

Altro problema, importantissimo per il funzionamento della macchina amministrativa, è tutta la parte contrattuale che riguarda la normativa. In molti casi già con 12 comparti era difficile scrivere regole che prendessero in considerazione tutti gli aspetti dei lavoratori del comparto ( le agenzie ambientali sono un esempio). Qui dovrà avvenire una vera “rivoluzione” se vogliamo rendere efficace la riforma. Occorre dare linee generali e demandare poi alle realtà particolare la trattativa per le questioni più specifiche per ogni “amministrazione”. Un salto culturale importante e difficile che, se non fatto,  rischia di rendere vano ogni riforma e limitarla ad una mera riforma “economica”

La ripresa di questo paese passa inevitabilmente da una macchina pubblica moderna ed efficiente..