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Incompetenza al potere… e non solo

Prendo  spunto dalla famosa riflessione  di Albert Einstein per risottolineare l’importanza della competenza, oltre a quella dei valori,  nel prendere le decisioni. L’importanza delle decisioni basate sui valori fondanti della propria societa e sulla competenza. La crisi dei valori è un discorso ampio e non mi addentro. Ma l’incompetenza dilagante, sottostimata come problema, si è diffusa molto negli ultimi anni. Il pensare che ruoli importati e delicati potessero essere ricoperti da chiunque, a prescindere dalle proprie competenze, ha creato molti più danni di quanto pensiamo.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.

La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

Albert Einstein

600 euro di Bonus ai parlamentari…. da stupidi!

La richiesta del Bonus di 600  da parte di 5 parlamentari la trovo veramente stupida.  Vergognosa quanto la richiesta  fatta da grandi professionisti con stipendi molto maggiori o da qualche Notaio. 

Ma i parlamentari , vicini ad un referendum che richiede al loro diminuzione, con tutti gli attacchi alla “casta”  pensavano davvero che sarebbero passati inosservati?

Escludendo che i 600 euro gli servissero per campare,  non posso  pensare che siano stati solo ingenui e arroganti. La definizione più corretta è  Stupidita!  ( leggere  ” le leggi fondamentali  della Stupidità” di C.M. Cipolla )

 

 

Priorità

La discussione politica, e  non,  in questo periodo post covid  sta riprendendo campo,   i “C’è bisogno di altro” e “le priorità sono altre” riemergono prepotentemente. 

Quali sono ora le priorità? L’emergenza sanitaria ?  L’emergenza economica? La gestione degli  emigrati ?  Il lavoro ? L’ambiente?

Nel periodo del LockDown  la priorità fu indicata chiaramente. La priorità è la salute. Prima la persona  e la sua salute fisica. Scelta chiara e netta, tutte le azioni e le scelte finalizzate a questo unica priorità. Tutto il resto è stato messo in secondo piano ed una discussione sulle ripercussioni  future non è  stata affrontata: La salute mentale , le conseguenze sulla  salute causate dalla crisi economica  etc.  Mi riferisco solo al tema della salute  in quanto priorità e abbiamo assistito ad una lunga discussione ed informazione su: numero di infetti , cambiamenti del virus, ipotesi su tempi di scoperta del vaccino. 

Adesso che l’emergenza vera e propria ( reparti covid vuoti e numero di contagiati e malati  ridotti notevolmente) è passata rimangono sul piatto le devastazioni di questo Virus: morti,   effetti psicologici,  mancanza di lavoro, preoccupazioni per il futuro sommati  a tutte le difficoltà già presenti in questo paese nel periodo Pre-covid . 

Quali sono adesso le priorità? Non mi sono chiare. 

Il lavoro? lo era anche prima del covid. 

Un’economia da risollevare?  lo era anche prima del covid

II MES e il Recovery Fund?  Ma i soldi come  utilizzarli?  E si torna alle priorità precedenti!

La legge  elettorale ed i migranti ? lo erano anche prima !

La scuola e la cultura?  Non lo erano neppure prima !

Sembra proprio che questa pandemia, passata  momentaneamente la paura,  non abbia cambiato assolutamente  le nostre priorità. 

Nonostante le grandi aspettative riposte in questo  virus nel periodo di blocco totale  ” questo periodo ci cambierà” ,  le cose non sono migliorate. 

Le priorità  si formano, a parte i momenti di emergenza contingenti, sulla base dei  nostri “Valori”. 

Come Paese dobbiamo scoprire  ( ri-scoprire)  i valori che ci rendono tale; non “riscoprire” e “difendere” i confini ma lavorare sui Valori, gli ideali, la Cultura  che ci  identificano come  tale 

 

1° Maggio Festa dei Lavoratori

Festa del lavoro molto particolare ai tempi della Pandemia. 

In una società in cui si parla tanto del lavoro , di come esso da sostentamento e dignità, adesso dobbiamo fare i conti con le preoccupazioni del presente e del futuro. 

Un festa che dovrebbe rifocalizzare l’attenzione sulla necessità di trovare soluzioni per questo periodo di grande difficoltà sia per chi un lavoro lo ha, per chi rischia di perderlo e per chi avrà difficoltà nel trovarlo.  Senza dimenticare che anche  chi lo ha  ma non è  fonte di “dignità”. 

“Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo. “(Adriano Olivetti)

Buon Primo Maggio a Tutti.

 

Aprire .. chiudere… fase 1 … fase 2 …..

Sono mesi che in questo blog non entro nel merito di questioni prettamente politiche/partitiche . E non lo farò neppure ora, magari più avanti . Credo che  Conte ed il suo governo , con tutta la maggioranza , abbiano una bella gatta da pelare e qualsiasi decisione presa abbia delle ripercussioni per i cittadini importanti. Non li invidio per niente. 

Il dibattito  sulla fase 2  o quasi due è molto acceso. Come sempre tutti hanno la soluzione. Beati loro. Io soluzioni chiare e definitive non ne vedo. Vedo una classe politica in grossa difficoltà  difronte a scelte non scontate. Privilegiare la salute anche a costo di una grossa crisi economica salvaguardandola  ad ogni costo (prima la salute) oppure cercare di salvare una economia già in crisi il cui ulteriore aggravamento potrebbe avere grosse ripercussioni sociali?  Trovare un equilibrio tra le due cose non è stato facile e non lo sarà neppure nei mesi a venire quando la pandemia si sarà diluita ma gli effetti economici si faranno sentire soprattutto nelle fasce più deboli. 

 Mi dispiace ma pensare che i tecnici possano dettare una linea è sbagliato. I Virologi  daranno indicazioni su come contenere il Virus, gli economisti su come contenere la crisi economica ( forse :-)),  le varie  “categorie”  specializzate nel proprio settore ognuna ha le proprie “soluzioni”. Tutti tecnici. Con soluzioni in contrasto tra loro. Spetta alla politica fare le scelte. 

E le scelte si fanno sui valori,  negli  interessi di tutti compatibilmente con le condizioni in cui ci troviamo. In una comunità quando qualcuno è in difficoltà si aiuta, perché quando sarà l’altro in difficoltà sarà a sua volta aiutato.  In questo paese, invece,  alla fine sembra che siano sempre i soliti ad essere aiutati ed i soliti a  sacrificarsi.

La solidarietà non è più un valore della nostra comunità. E di questo non possiamo incolpare i “politici”.   

 

 

Non sono ottimista

Non sono ottimista.

Leggo molti commenti e opinionisti che sostengono che questa pandemia renderà il mondo migliore. 

Non vedo nessun  elemento che mi faccia pensare a questo e la storia ci insegna che non sarà così.

Avremo dei cambiamenti, inevitabili, in qualche comportamento per un periodo , svilupperemo dei nuovi modi di concepire alcuni aspetti del lavoro . Ma non sarà un modo migliore. I problemi rimarranno gli stessi , forse sotto alcuni aspetti peggioreranno. Le conseguenze economiche  post pandemia saranno impattanti e non sono così sicuro che la classe politica  sia in grado di governare questo processo che aumenterà le distante sociali.  Servirà un grande momento di solidarietà , molto più solido e profondo di quello di ora che ha come legame la “salvezza” e lotta contro un nemico comune ed invisibile. Ma quando il “pericolo” sarà scampato ritorneremo ognuno a difendere il proprio orticello.  

Credo invece che questo periodo abbia fatto riflettere  molte persone sul  proprio rapporto con se stessi, con le cose, con il tempo.

Questa pandemia non renderà il mondo migliore ma avrà dato un’opportunità a molte persone di  cambiare:

“Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l’abitudine e la possibilità di esercitare la propria intelligenza. Lentamente tutto si chiude, si indurisce e si atrofizza come un muscolo”. (Albert Camus)

Diciamo che in questo periodo abbiamo interrotto molte abitudini.

 

EMERGENZA COVID 19 – il ruolo delle Agenzie Ambientali

Prendo spunto dalla comunicazione che ho ricevuto stamani dai colleghi CISL della RSU per scrivere due cose su quello che penso del ruolo dell’agenzia ambientale in questo momento. 

Che esista uno stretto legame tra ambiente e salute è ormai assodato e che in questo  contesto specifico non c’è da  “prevenire” ma da operare in emergenza  è assolutamente  scontato. Ma le agenzie ed il suo personale possono , con le proprie professionalità,  essere utili alla causa?  L’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri autorizza in questa emergenza le Agenzie a dare un supporto logistico e operativo alle autorità sanitarie.  Alcune agenzie  lo hanno fatto. Se in Toscana non serve meglio, ma almeno proporsi, mettere a disposizione mezzi ed operatori. Invece leggo la nota di precisazione  dei colleghi RSU della CISL, che riporto qui sotto, dove ancora un volta mi accorgo che una parte del sindacato non pensa ad altro che far valere i propri diritti. In questo momento credo che l’unico diritto da salvaguardare è quello di poter svolgere il proprio dovere in modo sicuro per la propria e altrui salute. Valore per cui svolgiamo il nostro compito nella quotidianità lavorativa anche fuori da questa emergenza .

La richiesta dei buoni pasto per chi lavora in smart working mi pare fuori luogo.

Di seguito la note di cui sopra. 

EMERGENZA COVID 19 E ATTIVITA’ SINDACALE IN ARPAT : ALCUNE PRECISAZIONI Cari iscritti, simpatizzanti e lavoratori ARPAT tutti, riteniamo di dover fornire alcune precisazioni riguardo a quanto fatto dalla RSU in questi giorni, al cospetto di drammatici scenari ai quali mai avremmo pensato di dover assistere. Come componente CISL abbiamo sostenuto fino ad ora tutte le posizioni prese dalla RSU, anche quelle che ci sembravano meno condivisibili, in ragione della prioritaria ricerca della comunità d’intenti, focalizzandoci sui punti di convergenza piuttosto che sulle differenze fra le posizioni dei singoli membri o di sigla. Abbiamo in primo luogo vigilato sul corretto e celere recepimento da parte della Direzione dei provvedimenti del Governo a contrasto dell’epidemia rivolti alle PP.AA, quali l’incentivo allo smart working e il garantire solo le attività indifferibili e quelle a supporto dell’emergenza sanitaria. Abbiamo compreso certe titubanze e pazientato su certe posizioni poco condivisibili della Direzione, giustificandole con la difficoltà del momento, privilegiando comunque un rapporto di stimolo e collaborazione, nella consapevolezza della diversità dei ruoli. Anche la decisione di proporre riduzioni all’orario di apertura delle sedi e al loro presidio con personale in presenza è stata condivisa, nella speranza che possa contribuire a tornare al più presto alla consueta operatività e per dar modo alla Direzione di organizzare al meglio il periodo di transizione verso la normalità. Abbiamo inoltre rilevato che certe problematiche emerse (difformità organizzative fra strutture, DPI carenti o scaduti, pulizie ambienti ecc.) sono strutturali e non legate all’emergenza e pertanto dovranno essere oggetto di profonda riflessione con la Direzione. Non possiamo tuttavia sottacere alcuni fatti accaduti negli ultimi giorni che rischiano di incrinare il positivo clima nel quale fino ad ora la RSU ha lavorato. Dobbiamo in primis far presente che non condividiamo affatto né sosterremo la volontà della componente di maggioranza in RSU di impegnarsi per richiedere la corresponsione di buoni pasto al personale in telelavoro straordinario, né quella di impegnarsi ulteriormente per richiedere rimborsi spese (luce, telefono…). La riteniamo, con un eufemismo, inopportuna, avendo ben presenti le difficoltà che in questo momento devono affrontare lavoratori molto meno garantiti di noi o in prima linea negli ospedali e consapevoli delle concessioni che la Direzione ha fatto sull’indennità di turno e sull’orario (anche oltre le richieste RSU), visto che si tratta di regime orario in deroga a contratti e accordi. CISL FP non si presterà pertanto a “battaglie per il buono pasto”, come taluni hanno ventilato in RSU. Rileviamo inoltre un’ostinata riluttanza ad informare i lavoratori su quanto la RSU ha appreso dalla Direzione nella videoconferenza del 24 marzo in merito all’eventualità – ad ora esclusa – che anche ARPAT fornisca un supporto all’emergenza sanitaria, come altre ARPA stanno già facendo e come tanti colleghi si aspetterebbero. Così come i lavoratori non hanno ancora ricevuto, per conoscenza, la richiesta della RSU alla Direzione del 23 marzo, con la quale, fra l’altro, si dava disponibilità a confrontarsi “sulle gestione di possibili ulteriori scenari…, compresa l’eventuale messa a sistema di professionalità ARPAT a supporto dell’emergenza sanitaria, qualora le circostanze lo richiedessero”. Si ha la percezione che si voglia isolare i lavoratori dalla drammatica realtà esterna, quando invece sarebbe opportuno far sapere, per esempio, che l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 marzo scorso ha legittimato eventuali coinvolgimenti del sistema delle Agenzie Ambientali a supporto della gestione dell’epidemia e che pertanto non ci possiamo far trovare impreparati a questa evenienza. Riteniamo pertanto necessario l’interessamento da parte sindacale per assicurare che l’eventuale impegno sia subordinato alla disponibilità di adeguati mezzi (vedi DPI) ed alla preventiva valutazione di cosa siamo in grado di fare e di come operare in sicurezza. CISL-FP non si gira dall’altra parte per non vedere e ritiene che anche i lavoratori ARPAT debbano fare la loro parte con senso di responsabilità e solidarietà !!!

Contattateci per ulteriori informazioni e per dirci cosa ne pensate.

LA COMPONENTE CISL FP – RSU: Alessandro Becatti (int. 6603) Marco Bertolini (int. 6831) Barbara Carli (int. 5285) Monica Baroni (int. 5471)

….a chi importa di noi…la meditazione del Papa

Riporto di seguito la riflessione del Papa fatta ieri in una Piazza San Pietro vuota. Un’immagine che non dimenticheremo. Tante le riflessioni e gli spunti.

In questi giorni ho visto il film i due papi. Ne ho ricavato un’immagine di Bergoglio che non conoscevo. Non mi importa di approfondire se e quanto sia vera la ricostruzione del periodo dei  desaparecidos.

Ne ho colto l’aspetto profondamente umano di un uomo che diventa Papa.

Ieri ho visto il Santo Padre, un uomo provato, stanco non in perfetta salute solo a pregare, che porta il peso di una comunità intera. Ci ho visto il peso umano di un’esistenza, in quei gesti si percepiva  tutta, ma ancora una volta ha voluto essere li per sottolineare che non siamo soli.

Riporto un piccolo passo del discorso:

“Maestro, non t’importa che siamo perduti?”. Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

Buona quarantena.

 

 

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

1994… inizio di una nuova repubblica

Dopo la visione delle serie 1992 e 1993 mi ero ripromesso di vedere anche 1994. 

La clausura forzata dovuta al Coronavirus mi ha dato questa possibilità.

Mi è piaciuta meno delle  precedenti.

La rivoluzione politica  importante avvenuta in quel momento non traspare con tutta la sua forza. La storia umana e  politica dei personaggi della serie  si intreccia con alcuni episodi importati di quel periodo ( G7 di Napoli, incontro Berlusconi Bossi ) ma nel complesso non sono riuscito a vedere il passaggio importante che è avvenuto nella  politica italiana.

Sicuramente la figura di Berlusconi è  raccontata senza eccessivi pregiudizi,  molto  vicino a quello che lui ha raccontato di se agli italiani.

La figura di Leonardo Notte ( Stefano Accorsi ) rimane centrale e si ripropone con tutto il suo cinismo , fino alla fine, quando scommette sulla sconfitta del paese Italia per guadagnare soldi. Interessanti le sue riflessioni sulla verità scritte nella lettera da consegnare alla futura moglie.

Per me la frase più interessante di tutta questa serie è quella che rivolge un ex collaboratore di Di Pietro quando lo incontra in piazza ai festeggiamenti per le dimissioni di Berlusconi nel 2011 ( la parte finale di 1994 racconta la fine di Berlusconi), gli fa vedere come la gente in piazza esulti, gli fa notare che quella gente ha votato tre volte Berlusconi, ha tirato le monetine a Craxi.

La stessa gente che urlava Di Pietro Di Pietro nel 1992 poi ha votato Berlusconi nelle elezioni del ’94. La gente non ci capisce una mazza. E lei adesso gongola. Ma sta tarantella è cominciata con mani pulite. E più andrà avanti e più sarà peggio, a dare ascolto alla gente“.

Qui ci sta tutta la sintesi di quello che è successo fino ad oggi.

Una politica che non guida più,  ma si lascia guidare. 

 

Cosa fare nei prossimi giorni?

Ci aspettano settimane che definerei inaspettate.

Sperando di non essere infetti sarà un periodo che pensavamo fosse possibile solo nei film.

La domanda più ricorrente nei prossimi giorni sarà: e adesso cosa facciamo?

A parte coloro che avranno il pensiero di come pagare gli stipendi, pagare le tasse con le proprie attività chiuse  che avranno altri problemi, per gli altri come trascorre il tempo senza “andare fuori di testa” sarà il leitmotiv dei prossimi giorni.

Le domande gia oggi si rincorrono. Posso fare questo? Posso fare quello ? Come faccio a ….. a stare a casa rischio di diventare matto!

Un periodo breve che una volta passato, non ci farà cambiare le abitudini consolidate e non ci farà neppure sentire più vulnerabili, immersi nel soddisfare i nostri bisogni.

Io cosa farò? Non lo so. Non ci ho pensato.  Aspetto gli eventi consapevole che quello che succede in un laboratorio a migliaia di kilometri di distanza, mio malgrado, può condizionare la mia esistenza.