Categoria: arte

Gli antichi Spedali

Si è conclusa in questi giorni la mostra “Antichi spedali, accoglienza ed assistenza in Toscana tra il XII e XVI secolo”, una mostra documentale curata da Massimo Tosi e durante la quale sono state organizzate tre interessantissime conferenze sul tema dell’accoglienza e della cura presso gli spedali nel corso del medioevo.

Un’occasione per collocare lo Spedale di S.Antonio, edificio caro agli abitanti di Lastra a Signa, nel suo contesto storico e nel complesso degli spedali fiorentini e toscani. La mostra, che ha avuto un bel successo, ci è stata richiesta da alcuni Comuni il cui spedale è riprodotto all’interno della mostra.

Sarà un’occasione per riproporre questa mostra e far conoscere lo Spedale di S.Antonio di Lastra a Signa. 


Buona Pasqua 2017


Un visita alla Cappella degli Scovegni

La Cappella degli Scrovegni è una piccola chiesa interamente affrescata da Giotto a Padova.

Fu realizzata su commissione di Enrico Scrovegni, uno dei più ricchi personaggi nella Padova di quegli anni, pare per provare ad espiare i peccati suoi e di suo padre in quanto usurai.

La cappella è affrescata con le storie tratte dalle vite della Vergine e di Cristo. Sulla controfacciata (la parete interna del muro nel quale si apre il portale d’ingresso) è rappresentata, il Giudizio Universale.

Le Storie, suddivise in 39 scene, sono disposte su tre fasce sovrapposte. Una quarta fascia, posta al livello più basso, contiene le rappresentazioni allegoriche dei Vizi e delle Virtù.

In rete troviamo tantissimo materiale su questa cappella personalmente devo dire che visitarla è molto emozionate. Più piccola della Cappella Sistina si riesce ad apprezzare la bellezza degli affreschi grazie alla dimensione ridotte e all’accesso controllato, 25 persone per volta.  .

Ci sono tante belle cose nel nostro bel paese ma questa cappella merita una visita. Mi raccomando prenotate!

 

 

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Terremoto

Avrei voluto parlare di altro stasera, ma vedere i bellissimi luoghi del nostro paese distrutti mi fa un certo effetto.

Difficile trovare le parole, tante ne sono state e  tante ne diranno.

Un pensiero particolare a Norcia, paese natale di San Benedetto patrono d’Europa, che dopo le ultime scosse non ha più la sua basilica.

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Vitamine di Arte contemporanea /2

Potete ammirare tutte le 466 tavolette in mostra nel progetto itinerante “Vitamine, tavolette energetiche” di Carlo Palli che è stato ospite domenica 3 Aprile a Villa Caruso Bellosguardo.

Ringrazio Lastra TV  per aver preparato questo slideshow.

Vitamine: guarda le tavolette energetiche!


Vitamine di Arte Contemporanea

Questa appena trascorsa per me stata una settimana all’insegna dell’arte contemporanea. In questo anno e mezzo ho assistito alla realizzazione di diverse mostre di arte contemporanea allestite in biblioteca, grazie al progetto Biblioart, ma un confronto intenso con l’arte contemporanea come questa tavolette3_ridsettimana non mi era capitato.

Sono stato a visitare l’archivio di Carlo Palli a Prato, a due passi dal Museo Pecci, e devo dire che l’impatto è stato molto forte. Un archivio di arte contemporanea non è facilmente comprensibile da persone non abituate al confronto con questa tipologia d’arte.

Molti oggetti e composizioni, ad un occhio profano come il mio, risultano difficilmente comprensibili ed identificabili senza un’adeguata spiegazione.

Questa visita era propedeutica alla preparazione dell’evento che era in programma il 2 aprile a Villa Bellosguardo. Il progetto (di Carlo Palli) raccoglie 466 tavolette d’artista realizzate da artisti emergenti e storicizzati, musicisti, performer, curatori, direttori di musei etc.

Queste tavolette rigorosamente in formato cartolina 10×15 cm sono una bella collezione che si fa apprezzare anche da un occhio meno avvezzo a questo tipo di realizzazioni.

La difficoltà nell’apprezzare l’arte contemporanea viene sicuramente da una carenza di preparazione, e da un’abitudine consolidata ad associare il temine arte secondo canoni classici, rinascimentali, neoclassici etc. Il percorso formativo nell’arte non è così quotidiano come per  altre discipline, come ad esempio la musica.

Ieri un artista Luca de Silva nella sua performance “diceva”: Io non sono un poeta, non sono un pittore, non sono uno scultore / Una volta, quando ero giovane, volevo essere un artista e ho lavorato una vita per questo obbiettivo. Ma
ora non so più cosa è l’arte, mentre pensavo di saperlo e ci credevo / Tutto oggi è arte e nkoonsoi ripetiamo tutto ciò che è stato fatto nel secolo scorso / Nel medioevo non facevamo arte romana e greca. Nel rinascimento non facevamo arte medioevale. Gli impressionisti non facevano arte neoclassica. Questo per dire che l’arte contemporanea, e perciò l’arte fatta nel proprio periodo storico, non si rifaceva all’arte
precedente, ma cercava concetti e linguaggi diversi. Oggi invece facciamo solo ciò che è stato già fatto sia come concetto che come linguaggio pensando di fare arte d’avanguardia / Io non ci capisco più niente e perciò mi dichiaro FUORI di TESTA”

 

Allora forse non siamo gli unici in difficoltà a comprendere questo tipo di arte…

Comunque è un percorso molto interessante…. ed in fondo a me Jeff Koons in Piazza Signoria non dispiaceva.

 

 

 

 

 


Paese che vai Capodanno che trovi.

In Italia il Capodanno oscillò per lungo tempo tra le date del Natale (25 dicembre) e della

Incarnazione (25 marzo). Naturalmente non mancavano le eccezioni come quelle della Puglia, della Calabria, di Amalfi e della Sardegna, dove l’anno nuovo iniziava ufficialmente il 1 settembre, secondo lo “Stile bizantino”. T

In alcune città, come Milano e Bologna, le abitudini di festeggiare il Capodanno il 25 dicembre o il 25 marzo si alternarono nel corso dei secoli. A Roma, dal X al XVII secolo, la festa di inizio anno coincise sempre con quella del Natale, con un intermezzo voluto da alcuni papi che preferirono, come data di inizio dell’anno, la festa dell’Annunciazione. Napoli si adeguò allo “stile dell’Incarnazione” nell’anno 1270. Prima festeggiava il Capodanno il giorno della nascita di Gesù. Ma pochi anni dopo, all’epoca di Carlo I (1282-1285) fu introdotto lo “stile della Pasqua”. E sotto il Vesuvio il Capodanno si iniziò a festeggiare in date variabANGELICO_anunciazioneili, che seguivano l’andamento della grande festa cristiana. Ma solo dopo quattro anni si tornò all’antico. E si ripristinò la data del 25 marzo. Nel nord della penisola, il computo del Capodanno a partire dalla Natività era usato a Pavia, Brescia, Alessandria, Crema, Ferrara, Rimini e Como (ma in questo caso solo fino al Quattrocento). Festeggiavano il Capodanno il 25 dicembre anche Orvieto e alcune città toscane come Pistoia, Massa, Arezzo e Cortona.

Anche in Europa esistevano delle differrenze.

In Francia l’anno nuovo si apriva a Pasqua nella Domenica di Resurrezione. L’abitudine, definita “stile della Pasqua”, fu cambiata da Carlo IX solo nel 1567. Ma non fu seguita dappertutto. In alcune zone della Francia centrale e occidentale il Capodanno aveva inizio il 25 dicembre, giorno di Natale. E in altre ancora il 25 marzo, giorno dell’Incarnazione. Lo stesso avveniva in Inghilterra e anche in Irlanda: fino al XII secolo, la data dell’inizio dell’anno oscillò tra il giorno della nascita e quello del momento del concepimento del Redentore, quando Maria accettò l’annuncio che le portava l’Arcangelo Gabriele:

Altra data fondamentale era il solstizio d’inverno, una data che celebrava il riallungarsi delle giornate, (all’epoca coincideva con il 25 Dicembre) ma che venne adottata poi dalla Chiesa come la nascita di Cristo…Caduto l’Impero Romano e passate le invasioni barbariche, nel Medioevo i territori toscani erano contesi principalmente da quattro città (Lucca, Pisa, Firenze e Siena) che volevano primeggiare sulle altre non solo militarmente ma anche imporre i loro usi e costumi (unità di misura, leggi, monete, ecc…) tra i quali anche il calendario, che era come se si volesse gestire il tempo…

Sebbene si volesse mantenere punti di vista differenti, con un’economia votata all’agricoltura, i calendari si rifacevano sempre agli eventi naturali che, sebbene pagani, spesso coincidevano con quelli cristiani, facendo sì che per molti l’inizio dell’anno era coincidente.

In Toscana venne deciso di prendere come riferimento l’Annunciazione di Maria, ossia nove mesi prima del 25 Dicembre e (nascita di Gesù Cristo), cadendo inevitabilmente nelle calende di marzo… il 25 Marzo.

Ma la differenza più singolare, tanto per cambiare, era quella tra Firenze e Pisa. Entrambe le città prendevano come data di riferimento quella della Incarnazione. Entrambe usavano la formula di rito: “Anno ab Incarnatione Domini”. Ma ognuna festeggiava il Capodanno a modo suo. Due scuole di pensiero e due date diverse: lo “Stile Pisano” e lo “Stile Fiorentino”, dettavano la regola anche in altri territori. Pisa anticipava di nove mesi la data della Natività. E quindi faceva partire il Capodanno il 25 marzo. La città di Firenze, da sempre legata al culto della Madonna, usava festeggiare l’inizio dell’anno il giorno della festa dell’Annunciazione, ma posticipava di tre mesi la data, a partire dal giorno della nascita di Cristo. Di conseguenza, nelle città rivali, la festa di Capodanno del 25 marzo, riguardava anni diversi: Pisa anticipava Firenze di 12 mesi. La Toscana si uniformò al resto d’Italia e d’Europa e iniziò a considerare l’inizio dell’anno solare il 1 gennaio, soltanto il 20 novembre del 1749, quando il granduca Francesco Stefano di Lorena abolì per decreto la feste di Capodanno celebrate il 25 di marzo.


Non urtare la sensibilità

La pessima figura fatta dal nostro paese con la copertura delle statue dei musei capitolini sta riempiendo
i giornali, non solo italiani.8e3409fbf5eea68b2929e4cbe181846d

Di chi sia la responsabilità e chi abbia deciso questa scelta non credo sia determinate.

Credo piuttosto sia  figlia del nostro tempo e dell’uso, secondo me distorto e spesso pretestuoso, che nel nostro paese facciamo nel nascondere o negare simboli e segni per  “non urtare la sensibilità” di qualcuno.

La copertura di nudità nelle opere d’arte, religiose in particolare,  non ci è nuova. Vittima di questa “censura” anche una delle opere più importanti e belle mai prodotte come il Giudizio Universale ha subito modifiche per coprire nudità. La Chiesa, dopo il Concilio di Trento, trasmetteva un messaggio di rigore morale attraverso l’arte, strumento importante di divulgazione e di insegnamento per il popolo, .

Quelle coperture sulle opere sono giunte fino ad oggi, anche se il suo messaggio di rigore morale ha perso la sua efficacia. La copertura delle statue, momentanea, di questi giorni si presta invece a troppe interpretazioni che vanno dal troppo zelo di un funzionario, al servilismo bieco in nome di accordi finanziari.

Personalmente credo sia un ulteriore tassello della difficile interpretazione che la nostra società cerca di dare alle parole: rispetto, cultura, integrazione.

Stesse difficoltà che trova quando discute di crocifissi nei luoghi pubblici e di presepi nelle scuole,


Nella stanza di un artista

Entrare nel laboratorio di un artista, anche se oramai quasi vuoto, lascia sempre delle forti sensazioni. Sembra quasi impossibile come da oggetti indefiniti disposti in modo apparentemente disordinati possa prendere forma l’opera d’arte!

L’opera d’arte è chiara nell’artista che la crea e sembra l’antitesi del disordine che lo circonda, o molto più probabilmente, il disordine è tale solo ai miei occhi.

Rimango sempre affascinato da come un uomo possa, attraverso le proprie emozioni, idee, convinzioni e naturalmente capacità, creare
opere d’arte.
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