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In giro per Firenze

Appena iniziata la fase due non ho resistito. Ho fatto in bici un giro per il centro di Firenze .

E’ impressionante vederla con così poche persone. Strade semi deserte. La cosa che colpisce di più è invece è vedere  il parco delle Cascine pieno come non lo è mai stato nei giorni feriali. 

Senza la riapertura dei negozi, dei bar e ristoranti sarà difficile rivedere tanti fiorentino nel centro….. in attesa poi dei turisti. 

 

Non sono ottimista

Non sono ottimista.

Leggo molti commenti e opinionisti che sostengono che questa pandemia renderà il mondo migliore. 

Non vedo nessun  elemento che mi faccia pensare a questo e la storia ci insegna che non sarà così.

Avremo dei cambiamenti, inevitabili, in qualche comportamento per un periodo , svilupperemo dei nuovi modi di concepire alcuni aspetti del lavoro . Ma non sarà un modo migliore. I problemi rimarranno gli stessi , forse sotto alcuni aspetti peggioreranno. Le conseguenze economiche  post pandemia saranno impattanti e non sono così sicuro che la classe politica  sia in grado di governare questo processo che aumenterà le distante sociali.  Servirà un grande momento di solidarietà , molto più solido e profondo di quello di ora che ha come legame la “salvezza” e lotta contro un nemico comune ed invisibile. Ma quando il “pericolo” sarà scampato ritorneremo ognuno a difendere il proprio orticello.  

Credo invece che questo periodo abbia fatto riflettere  molte persone sul  proprio rapporto con se stessi, con le cose, con il tempo.

Questa pandemia non renderà il mondo migliore ma avrà dato un’opportunità a molte persone di  cambiare:

“Girando sempre su se stessi, vedendo e facendo sempre le stesse cose, si perde l’abitudine e la possibilità di esercitare la propria intelligenza. Lentamente tutto si chiude, si indurisce e si atrofizza come un muscolo”. (Albert Camus)

Diciamo che in questo periodo abbiamo interrotto molte abitudini.

 

EMERGENZA COVID 19 – il ruolo delle Agenzie Ambientali

Prendo spunto dalla comunicazione che ho ricevuto stamani dai colleghi CISL della RSU per scrivere due cose su quello che penso del ruolo dell’agenzia ambientale in questo momento. 

Che esista uno stretto legame tra ambiente e salute è ormai assodato e che in questo  contesto specifico non c’è da  “prevenire” ma da operare in emergenza  è assolutamente  scontato. Ma le agenzie ed il suo personale possono , con le proprie professionalità,  essere utili alla causa?  L’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri autorizza in questa emergenza le Agenzie a dare un supporto logistico e operativo alle autorità sanitarie.  Alcune agenzie  lo hanno fatto. Se in Toscana non serve meglio, ma almeno proporsi, mettere a disposizione mezzi ed operatori. Invece leggo la nota di precisazione  dei colleghi RSU della CISL, che riporto qui sotto, dove ancora un volta mi accorgo che una parte del sindacato non pensa ad altro che far valere i propri diritti. In questo momento credo che l’unico diritto da salvaguardare è quello di poter svolgere il proprio dovere in modo sicuro per la propria e altrui salute. Valore per cui svolgiamo il nostro compito nella quotidianità lavorativa anche fuori da questa emergenza .

La richiesta dei buoni pasto per chi lavora in smart working mi pare fuori luogo.

Di seguito la note di cui sopra. 

EMERGENZA COVID 19 E ATTIVITA’ SINDACALE IN ARPAT : ALCUNE PRECISAZIONI Cari iscritti, simpatizzanti e lavoratori ARPAT tutti, riteniamo di dover fornire alcune precisazioni riguardo a quanto fatto dalla RSU in questi giorni, al cospetto di drammatici scenari ai quali mai avremmo pensato di dover assistere. Come componente CISL abbiamo sostenuto fino ad ora tutte le posizioni prese dalla RSU, anche quelle che ci sembravano meno condivisibili, in ragione della prioritaria ricerca della comunità d’intenti, focalizzandoci sui punti di convergenza piuttosto che sulle differenze fra le posizioni dei singoli membri o di sigla. Abbiamo in primo luogo vigilato sul corretto e celere recepimento da parte della Direzione dei provvedimenti del Governo a contrasto dell’epidemia rivolti alle PP.AA, quali l’incentivo allo smart working e il garantire solo le attività indifferibili e quelle a supporto dell’emergenza sanitaria. Abbiamo compreso certe titubanze e pazientato su certe posizioni poco condivisibili della Direzione, giustificandole con la difficoltà del momento, privilegiando comunque un rapporto di stimolo e collaborazione, nella consapevolezza della diversità dei ruoli. Anche la decisione di proporre riduzioni all’orario di apertura delle sedi e al loro presidio con personale in presenza è stata condivisa, nella speranza che possa contribuire a tornare al più presto alla consueta operatività e per dar modo alla Direzione di organizzare al meglio il periodo di transizione verso la normalità. Abbiamo inoltre rilevato che certe problematiche emerse (difformità organizzative fra strutture, DPI carenti o scaduti, pulizie ambienti ecc.) sono strutturali e non legate all’emergenza e pertanto dovranno essere oggetto di profonda riflessione con la Direzione. Non possiamo tuttavia sottacere alcuni fatti accaduti negli ultimi giorni che rischiano di incrinare il positivo clima nel quale fino ad ora la RSU ha lavorato. Dobbiamo in primis far presente che non condividiamo affatto né sosterremo la volontà della componente di maggioranza in RSU di impegnarsi per richiedere la corresponsione di buoni pasto al personale in telelavoro straordinario, né quella di impegnarsi ulteriormente per richiedere rimborsi spese (luce, telefono…). La riteniamo, con un eufemismo, inopportuna, avendo ben presenti le difficoltà che in questo momento devono affrontare lavoratori molto meno garantiti di noi o in prima linea negli ospedali e consapevoli delle concessioni che la Direzione ha fatto sull’indennità di turno e sull’orario (anche oltre le richieste RSU), visto che si tratta di regime orario in deroga a contratti e accordi. CISL FP non si presterà pertanto a “battaglie per il buono pasto”, come taluni hanno ventilato in RSU. Rileviamo inoltre un’ostinata riluttanza ad informare i lavoratori su quanto la RSU ha appreso dalla Direzione nella videoconferenza del 24 marzo in merito all’eventualità – ad ora esclusa – che anche ARPAT fornisca un supporto all’emergenza sanitaria, come altre ARPA stanno già facendo e come tanti colleghi si aspetterebbero. Così come i lavoratori non hanno ancora ricevuto, per conoscenza, la richiesta della RSU alla Direzione del 23 marzo, con la quale, fra l’altro, si dava disponibilità a confrontarsi “sulle gestione di possibili ulteriori scenari…, compresa l’eventuale messa a sistema di professionalità ARPAT a supporto dell’emergenza sanitaria, qualora le circostanze lo richiedessero”. Si ha la percezione che si voglia isolare i lavoratori dalla drammatica realtà esterna, quando invece sarebbe opportuno far sapere, per esempio, che l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 marzo scorso ha legittimato eventuali coinvolgimenti del sistema delle Agenzie Ambientali a supporto della gestione dell’epidemia e che pertanto non ci possiamo far trovare impreparati a questa evenienza. Riteniamo pertanto necessario l’interessamento da parte sindacale per assicurare che l’eventuale impegno sia subordinato alla disponibilità di adeguati mezzi (vedi DPI) ed alla preventiva valutazione di cosa siamo in grado di fare e di come operare in sicurezza. CISL-FP non si gira dall’altra parte per non vedere e ritiene che anche i lavoratori ARPAT debbano fare la loro parte con senso di responsabilità e solidarietà !!!

Contattateci per ulteriori informazioni e per dirci cosa ne pensate.

LA COMPONENTE CISL FP – RSU: Alessandro Becatti (int. 6603) Marco Bertolini (int. 6831) Barbara Carli (int. 5285) Monica Baroni (int. 5471)

…in attesa di poter uscire ….

In questi giorni in cui non possiamo uscire  possiamo, tra le altre cose,  visitare  virtualmente i Musei.

Una bella opportunità , anche se vedere le opere dal vivo è un’altra cosa.  Personalmente ne ho visti la metà di quelli che vi propongo. Gli altri confido di vederli in futuro. 

Per ora accontentiamoci.

Per accedere basta cliccare sull’immagine. 

 

1. Pinacoteca di Brera – Milano

 

 

 

 

2. Galleria degli Uffizi – Firenze

 

 

 

 

 

3. Musei Vaticani – Roma

 

 

 

 

4. Museo Archeologico – Atene

 

 

 

 

5. Prado – Madrid

 

 

 

 

6. Louvre – Parigi

 

 

 

 

7. British Museum – Londra

 

 

 

 

 

8. Metropolitan Museum – New York

 

 

 

 

9. Hermitage – San Pietroburgo

 

 

 

 

10. National Gallery of art – Washington

Cosa fare nei prossimi giorni?

Ci aspettano settimane che definerei inaspettate.

Sperando di non essere infetti sarà un periodo che pensavamo fosse possibile solo nei film.

La domanda più ricorrente nei prossimi giorni sarà: e adesso cosa facciamo?

A parte coloro che avranno il pensiero di come pagare gli stipendi, pagare le tasse con le proprie attività chiuse  che avranno altri problemi, per gli altri come trascorre il tempo senza “andare fuori di testa” sarà il leitmotiv dei prossimi giorni.

Le domande gia oggi si rincorrono. Posso fare questo? Posso fare quello ? Come faccio a ….. a stare a casa rischio di diventare matto!

Un periodo breve che una volta passato, non ci farà cambiare le abitudini consolidate e non ci farà neppure sentire più vulnerabili, immersi nel soddisfare i nostri bisogni.

Io cosa farò? Non lo so. Non ci ho pensato.  Aspetto gli eventi consapevole che quello che succede in un laboratorio a migliaia di kilometri di distanza, mio malgrado, può condizionare la mia esistenza. 

         

Ancora Trivelle ….

Sono passati anni ma la nostra classe dirigente non ha ancora le idee chiare sul piano energetico del nostro paese.  Ovvero l’ideologia supera  quello che ora in molti chiamano “buon senso”.

Sicuramente sono di parte, sotto riporto i post che scrissi per il referendum sulle trivelle, ma francamente continuo a non capire la logica della scelta del nostro paese. Il  Milleproroghe ha spostato di sei mesi “il termine ultimo per la realizzazione del Pitesai e per la sua adozione – a causa di precedenti ritardi nella elaborazione e della necessità di effettuare la Valutazione Ambientale Strategica VAS”.  Il che significa chiaramente mettere in crisi questo settore affinche presto si smetta di “trivellare” cosi come chiedeva il referendum. 

Non capisco la scelta. Non ci sono vantaggi per il nostro paese ne in campo  economico, energetico ne ambientale.

Economicamente è uno svantaggio enorme non c’è bisogno di spiegarlo . 

Energeticamente non siamo autosufficienti e quei prodotti occorre comunque acquistarli e dipendere ulteriormente da altri paesi.

Ambientalmente le trivelle verranno costruite  ( forse anche smantellate le esistenti) a poche miglia dal nostro confine e avranno vantaggi paesi come Grecia e Croazia. Vantaggi ambientali per noi nessuno.

Sarà semplicistico. Ma rimane una scelta scellerata!

 

 

Da lunedì chi Trivella?

 

… e continuano a trivellare…

 

L’esperienza di volare

Ho provato a volare. Per vedere l’effetto che fa. L’ho fatto con il parapendio. E’ stata un’esperienza emozionante.

Non avevo mai avuto il desiderio di fare un’esperienza del genere. Troppa paura solo al pensiero.

Poi chissà cosa passa per la testa, vorresti provare a volare……. dopo 60 giorni di immobilismo dovuti ad una frattura causata da una stupidata ti dici: “perché no?”.

 

Ma la paura rimane tanta ed è da esorcizzare e superare.

Qualche giorno di passeggiate a pensare a come sarà la vista delle Dolomiti volando, a pensare che non succederà niente….. alla fine di una passeggiata chiami e fissi il volo. E la paura? A quel punto, teoricamente, non torni più indietro.

Cambi programmi e ti prepari per essere sul posto in tempo, ti vesti e l’istruttore ti chiede “hai paura?” la mia risposta “mi sono fatto il lavaggio del cervello. Ora no!”.  L’istruttore non può che ridere dopo una risposta del genere.

Poi quando l’istruttore di spiega come fare il cuore inizia a battere e non vedi l’ora di spiccare il volo…. ma ho avuto anche un ulteriore emozione:  mentre sto per staccarmi da terra l’istruttore grida “stop!”. La vela non era posizionata bene… si ricomincia, l’istruttore sistema e poi 1,2,3 via corsa verso il bordo della montagna ed in un attimo sei in volo!

A quel punto la paura riaffiora. Il vuoto sotto, la corrente ascensionale che in pochi secondi ti porta in alto oltre il punto da cui ti sei lanciato, il cuore batte ma l’emozione di volare e godere del panorama resta indescrivibile.

Le dolomiti sono stupende …ma cosi di più. E volare è magnifico.

Planare poi verso terra da proprio la sensazione del volo come me la ero immaginata, che non è paragonabile ad altre sensazioni che avevo provato prima.

Qualche settimana prima del volo scrissi su facebook “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare” o “ La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura”.

Non ho provato vertigini e la voglia di volare ha superato la paura, la fiducia nell’istruttore ha allontanato il timore di cadere. Ma la paura non mi ha mai abbandonato del tutto.

Lo rifarò? Non lo escludo.

 

 

Voci di corridoio ARPAT (correvoce)

Passano gli anni, passano i Direttori, ma le voci che si rincorrono ogni volta che deve essere nominato un nuovo direttore arrivano sempre puntuali.

Dopo la “sorpresa” del pensionamento del Direttore Sargentini, pensionato suo malgrado, ed i quasi sei mesi 6 mesi di Direzione dell’Ing, Mossa Verre siamo a pochi giorni dalla nomina del nuovo  Direttore di ARPAT.

Come di consueto c’è sempre qualcuno che pensa di sapere, con certezza, chi sarà il nominato. E così parte il Tam Tam  che risuona nei corridoi (e nelle email) di Arpat. Ho ritrovato un post nel mio vecchio Blog (Clicca QUI)  alla fine dell’era Cantoni. Potrebbe essere scritto oggi. Rispetto a quel post però su una cosa sono meno dubbioso: oggi non credo che basterà la nomina del Direttore a “donare nuova linfa ed entusiasmo all’Agenzia “.

Se anch’io sono tra coloro che conoscono con certezza il nome del nuovo direttore?

Anche se lo sapessi non potrei certo scriverlo qui 🙂

 

 

Il giorno più corto che ci sia

Mi importa poco che oggi sia davvero il giorno più corto dell’anno, ma oramai da quasi 50 anni è un ritornello che mi ritorna in mente quando ci avviciniamo al Natale e le giornate, tolta l’ora legale, iniziano ad avere molte ora di buio. Nel ripetere il ritornello  c’è la consapevolezza che comunque tra poche settimane apprezzeremo il sole che sorge prima e tramonta sempre più tardi e con esso crescerà la voglia di primavera e di estate.

Io non so se oggi sia il più corto ma so che non tutti i giorni sono uguali, ci sono quelli che non finiscono mai, quelli che vorresti che non finissero mai, quelli che vorresti finissero il prima possibile. E per questo non esiste nessuna teoria della relatività che ti possa aiutare a modificare l’effetto.

Non ho voglia di fare nessun riferimento alla politica, il pensiero dei giorni che ci attendono da qui a giugno, è sufficiente a farmi pensare che andiamo incontro a giorni che saranno molto lunghi.