Mese: novembre 2016

Sindacato e politica

Non sono così ingenuo da pensare che il sindacato non abbia (soprattutto in passato) un ruolo politico in questo paese.

E dopo tanti anni di militanza non mi meraviglio più di niente, purtroppo. 

Ma la convocazione di un’assemblea sindacale di una sigla sindacale (CGIL) per inviate il lavoratori a votare No al referendum mi pare eccessivo. Politicamente la CGIL ha già fatto il suo passo e tramite il suo segretario ha preso posizione. Questo rimane un paese libero, e lo rimarrà anche dopo il 4 dicembre.

Convocare un’assemblea dei lavoratori con il solo scopo di invitare a votare NO mi pare eccessivo. Se sul filo strettamente normativo la cosa può non essere “proibita”, il senso con cui è stato redatto lo statuto dei lavoratori, sul diritto di assemblea, non lascia molto spazio alle interpretazioni. Ma si sa. quando non ci sono indicazioni esplicite in questo paese la capacità di interpretazione è molto elevata.

L’articolo 20 dello statuto riporta :” I lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui prestano la loro opera, fuori dell’orario di lavoro, nonché durante l’orario di lavoro, nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione. Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva. Le riunioni – che possono riguardare la generalità dei lavoratori o gruppi di essi – sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle rappresentanze sindacali aziendali nell’unità produttiva, con ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro e secondo l’ordine di precedenza delle convocazioni, comunicate al datore di lavoro.
Alle riunioni possono partecipare, previo preavviso al datore di lavoro, dirigenti esterni del sindacato che ha costituito la rappresentanza sindacale aziendale. Ulteriori modalità per l’esercizio del diritto di assemblea possono essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro, anche aziendali.”  I contratti nazionali della Sanità, successivi a questa norma, non hanno modificato la sostanza di questo articolo. 

Le assemblee sindacali, secondo lo  statuto dei lavoratori, sono un diritto se convocate “con ordine del giorno su materie di interesse sindacale e del lavoro”. E mi pare che questo abbia una sua logica. Convocare un’assemblea al solo scopo di invitare a votare No ad un referendum non mi pare abbia una logica sindacale. Personalmente lo ritengo per noi (lavoratori di ARPAT)  anche controproducente.  

Certo che il sindacato faccia “politica” non mi meraviglia, ma ci sono modalità che rendono anche il senso con cui si fanno le cose. Un convocazione con solo all’ordine del giorno indicazione su come votare al referendum  mi pare francamente una forzatura e con poco senso di carattere sindacale. E’ un’azione chiaramente politica e come essa va etichettata. 

Certo questa è una mia idea.

Come rimane una mia idea che da mesi abbiamo molte cose importanti in ponte in ARPAT  e non è stata convocata nessuna assemblea sulle prospettive della riorganizzazione, sul ruolo dell’agenzia dopo la nuova legge nazionale e in questa fase di transizione pèost Sargentini, sul pessimo umore che serpeggia tra i dipendenti, per dare “indicazioni” su come muoverci. Questi sarebbero argomenti, secondo me, per un’assemblea dei lavoratori.

 

 

 

 


Perché voterò SI (se a qualcuno interessa)

Come si sarà intuito dai miei precedenti post al referendum del 4 dicembre voterò SI.
Credo che questa riforma, non perfetta, frutto di mediazioni anche importanti, sia un passo in avanti per innescare i processi di cambiamento del nostro paese.
Votare No sicuramente non porta a cambiare niente. Ne ora e nei prossimi anni.
Questa riforma non ha un deficit di democrazia e non ci porterà ad un regime, ne tanto meno vengono modificati i principi ispiratori della nostra costituzione.

La riforma è articolata e in gran parte materia da costituzionalisti ( i quali come è logico, si dividono tra pro e contro la riforma) e fare una disquisizione articolo per articolo non è cosa da blog.
Però alcune cose possiamo dirle anche senza essere degli esperti.

  • Finalmente superiamo il bicameralismo perfetto. Un’anomalia che nessun paese europeo ha (e non solo europeo)!Io ricordo ancora le continue lamentele dei premier che non riuscivano a governare per l’impossibilità di avere una chiara maggioranza sia alla Camera ed al Senato (Prodi, Berlusconi … anche Bersani sarebbe stato premier se avesse dovuto ricevere la sola fiducia dalla Camera.,)
  • Il CNEL … occorre una modifica alla costituzione per cancellarlo.
  • Le province. L’accrocchio (a me non piace questa riforma Del Rio) che abbiamo adesso è frutto del fatto che le province non possono essere abolite che con una riforma costituzionale. Se non le aboliamo rimarranno queste Province.
  • Per eleggere Il Presidente della Repubblica occorreranno più voti! Non mi pare un deficit  democratico
  • Chiarezza su le leggi di iniziativa popolare (oggi molte leggi proposte dai cittadini non sono mai state discusse in aula).Fino ad ora raccogliere firme per una legge non produceva gran frutto. Mi pare più democratica.  
  • Nuova disciplina dei Decreti Legge, abusati dai governi oltre ogni limite. 
  • La revisione del Titolo V. Sicuramente un capitolo molto articolato e complesso da descrivere in due righe. Ma dopo la riforma del 2001 e le moltissime “cause” tra Stato e Regioni è un tentativo di fare chiarezza sui ruoli. Qui l’accentramento delle politiche può essere visto come un accentramento dei poteri. Ma in questi anni la separazione ha creato molto caos. 

Non credo che questa riforma riduca la sovranità popolare, atrofizzi la democrazia nel paese e ci porti ad una deriva autoritaria. 

Credo che coloro che saranno chiamati a  governarci, dopo la riforma, avranno la possibilità di governare e prendere delle decisioni nell’arco della durata della legislatura, 5 anni, e poi essere sottoposti al giudizio dei cittadini alla fine del mandato. Come succede oggi ad un Sindaco. Questa è democrazia.

Nei prossimi giorni proverò ad affrontare più nel dettaglio la riforma. Se ci riesco.

In questo post non ho affrontato l’aspetto politico, che riveste un ruolo importante e decisivo e che sta condizionando la campagna referendaria.
Su questo sicuramente non mancherò di scrivere.

 


Ho ceduto alla Apple

Rimando ancora un post sulle mie ragioni del SI. Un evento “significativo”, per quanto queste cose possono essere significative fatte le giuste proporzioni, che si meritava un post.

Dopo anni di acquisto ed uso convinto di telefoni BlackBerry alla fine ho ceduto. Ho mollato definitivamente la piattaforma BlackBerry.

Ho ceduto, contro ogni pronostico, alla Apple.

Mi sono comprato un Iphone. Lo so, avevo “giurato” che non l’avrei mai fatto. lo ammetto. 

Ma come accennato nei post precedenti su altri argomenti i processi di cambiamento sono ineludibili.

E una volta verificata la realtà non resta che scegliere. Quando gli strumenti non sono adeguati al tempo vanno cambiati anche se quando li abbiamo comperati erano il Top.

Mi manblackberrycherà  il led che mi avvisa di messaggi o chiamate in arrivo o perse, mi mancherà l’utilissimo Hub, la chiarezza dell’audio e la lunga durata della batteria del mio Z30. Ma oramai è un prodotto lontano da quello che si chiede ad uno smartphone. Nei suoi prodotti non ci credeva neppure la BlackBerry. Nessun vero aggiornamento, nessuna campagna di vendita dei terminali etc.era una battaglia oramai persa,

Non ho più il tempo per “baloccarmi”, come ho fatto in passato prima di approdare ad un Blackberry con un sistema aperto che permette di “divertirsi”. 

Quindi ho scelto basandomi sull’esperienza accumulata con l’Ipad, sulla pessima esperienza fatta con il Galaxy S5 mini, e sulle indicazioni di amici competenti.

E non ditemi che anche parlando di telefonini ho fatto riferimenti al referendum! Lo so! 🙂

 

 

 


Una superluna?

uomo-ch-eguardava-la-lunaL’occasione della super luna è troppo ghiotta per non scrivere un post.
E’ stata l’occasione per testare il nuovo zoom della macchina fotografica.
Ma se la luna era così vicina, come non lo era da oltre 60 anni, era proprio necessario uno zoom?

Tutto dipende da come guardi le cose.
Da quale prospettiva e con quali occhi.
Ma la realtà rimane la stessa, anche della Luna.

Un satellite del nostro pianeta che all’occorrenza può diventare meta irraggiungibile e allo stesso tempo luogo nel quale vivere distaccati.

Eppure lei rimane sempre li, attaccata con una forza invisibile al “suo” mondo.

E questa è una certezza. La certezza di ritrovarla, anche se in varie fasi o dopo velature atmosferiche.
Per quanto mi riguarda, lo zoom ieri mi ha agevolato nella visione della Luna.
Alcune macchie viste ad occhio nudo erano più definite e nel complesso la vista era più nitida.
Credo che spesso sia necessario avere degli strumenti che ti aiutino a vedere meglio le cose per non farsi condizionare da visioni preconcette.

Ecco anche stavolta ogni riferimento a cose o fatti non è puramente casuale.


Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare

La frase del titolo è di Winston Churchill.

Volevo fare un post sulle ragioni del mio scegliere di votare SI al prossimo referendum, ma lo farò nei prossimi giorni.

Ma non cambio argomento. Leggo molti post sui social, parlo con  molte persone sul referendum (qualcuno dirà: e si che palle che ci fai. speriamo arrivi presto il 5 dicembre), e la cosa che più mi colpisce è chi sceglie in funzione alle difettosità dei sostenitori\promotori del SI o del NO.

Entrare nel merito di questa riforma non è banale, gli effetti del voto a partire dal 5 dicembre non saranno ininfluenti sulla vita del nostro paese. Occorre fare uno sforzo che vada oltre le banali e superficiali argomentazioni.

Scegliere sulla base della antipatie non porterà un gran frutto.

La questione prettamente politica la lascio ad un’altro post.

 

 


Come un Cammello su la grondaia ed una mucca nel corridoio

All’indomani della vittoria di Trump alla presidenza degli Stati Uniti tra i tanti tweet che ho letto quello che mi ha colpito di più è stato quello di Bersani: “Il voto americano parla anche di noi. La mucca nel corridoio sta bussando alla porta”.  L’ho riletto più volte ed ho cercato di capire se era stato scritto da un fake.

Mi sono tornate in mente le sue metafore del periodo elettorale fino al tacchino sul tetto e l’ho catalogato come tale: un’ulteriore metafora poco chiara del nostro ex segretario.

Ma non ho resistito alla curiosità ed ho cercato sulla rete un possibile significato di questa metafora. Bersani erano mesi che usava questa immagine per mettere in evidenza  il rischio di una destra che sta ritornando in Europa, una cosa così chiara che vedrebbe anche un bambino ovvero come non vedere, e/o sentire, una mucca in un corridoio. Quindi, dopo le elezioni di Trump,  la destra è così vicina che la mucca non solo è nel corridoio ma tra poco busserà alla porta.

In una comunicazione veloce ed immediata come necessita in questi tempi una metafora così incomprensible non ha una grande efficacia.

Dopo questa metafora ho rivalutato il titolo dell ‘album di Franco Battiato “Come un cammello in una grondaia”… che voleva volare via, comprando delle ali a basso costo, invece di essere sempre costretto a passare attraverso la cruna di un ago.

 

 

 

   

 

 

 


Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America del 2016

Stanotte sapremo chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti.

Rispetto alle ultime elezioni, dove Obama rappresentava una speranza e suscitava emozioni, i due candidati non suscitano entusiasmo.
Ci apprestiamo ad avere un Presidente degli Stati Uniti che parte con scarso gradimento sia all’interno che all’esterno degli USA ma che comunque sarà nei prossimi anni l’uomo (donna) più potente della Terra.
In questo contesto comunque la vittoria dell’uno o dell’altra non sortirebbe i medesimi effetti.
Una vittoria di Trump porterebbe gli Stati Uniti ed il mondo interno in una situazione che non è facile prevedere.


Sliding doors

La vita non è un videogioco al termine del quale si riavvia e tutto torna come prima.

scelte-binariLa vita, anche se a volte sembra, non è un film dove possiamo vedere cosa sarebbe accaduto se …come in Sliding Doors.

Nonostante quello che vogliono farci pensare abbiamo una grande capacità di scelta e di indirizzare le nostre azioni.

Le conseguenze? Nessuno le conosce.

Questo è il bello della vita e la sua forza.

Nessuna possibilità di tornare al punto di partenza o di verificare come sarebbe stato se quelle porte le avessimo trovate chiuse.

Si sceglie in base alla propria esperienza, ai propri valori, al proprio “essere” .. a volte non scegliamo, lasciamo che altri lo facciano per noi, ma anche questa è una scelta.

Non possiamo sempre sapere cosa avverrà, e nel dubbio che non sia come vogliamo rinunciamo a scegliere. Speriamo così che lo stato acquisito possa continuare a restare immutato. 

Io voglio continuare a scegliere.

“Parliamo del rischio, perché il rischio è così bello. Ma il cambiamento e il progresso vengono solo quando siete disposti a rischiare, a fare esperimenti con la vostra vita.” (Leo Buscaglia)

50 anni fa l’alluvione di Firenze

 

Io dell’alluvione non ricordo niente, Avevo 6 mesi.

alluvione

Ricordo i tanti racconti ed aneddoti impressi nella memoria dei genitori e parenti che negli anni successivi hanno rievocato quei terribili giorni per la citta di Firenze e per la sua comunità. 

L’alluvione è stato un momento che ha segnato profondamente la nostra citta e le comunità limitrofe ed è giusto che in questi giorni venga ricordato non solo questo evento, ma soprattutto, lo slancio di solidarietà che ha mosso le comunità.

 

 

 


Leopolda, quale sarà la prossima fermata?

Scrivendo su un blog hai la possibilità di rileggere a distanza di anni quello che scrivevi e pensavi qualche tempo addietro, e confrontarlo con il tuo pensiero di oggi.

Sono andato a ritrovare quello che scrissi dopo aver partecipato all’edizione della prima Leopolda: prossima fermata Italia.

Può sembrare una cosa scontata la mia partecipazione a quella iniziativa, ma non lo era. Ero da poco stato eletto segretario del PD cittadino di Lastra a Signa e vi garantisco che non erano presenti molti esponenti del partito a quella manifestazione vista con sospetto. 

Io ero molto curioso e interessato a sentire il sentimento delle persone  in un contesto nuovo, fuori dalle “stanza di partito”. 

Da allora ne è passata molta di acqua sotto i ponti e sicuramente, soprattutto nelle ultime edizioni, è diminuita la “gente comune” lasciando il posto a gli addetti ai lavori ed esponenti  politici ed amministratori, ma lo spirito che la anima, nonostante le molte evoluzioni dovute ai cambiamenti di ruolo di Renzi non è cambiato.

Molti di coloro che organizzarono quella Leopolda adesso ricoprono ruoli importanti, e molti personaggi importanti della politica di allora, adesso si arrabattano per avere un piccolo spazio sui giornali o in una trasmissione televisiva. Il treno partito nel 2011 ancora non è arrivato alla stazione che si immaginavano i promotori, ma a distanza di anni è forte ancora la convizione che questo paese sia possibile cambiarlo, in meglio.

Coloro che alla prima Leopolda volevano cambiare questo paese adesso sono a governalo (a parte Civati) e sono di nuovo qui a confrontarsi e cercare stimoli per il futuro. Io speravo in un cambiamento nel 2011 e ci credo ancora oggi, nonostante le molte difficoltà che vedo in questo nostro bel paese, e sono convinto che prima o poi quel treno partito arriverà alla meta.

 

leopolda-testata