Mese: aprile 2016

Siamo tutti sulla stessa barca…. il mondo

Nella Giornata della Terra, presso la sede delle Nazioni Unite di New York, si è tenuta la cerimonia della firma dell’accordo di Parigi sul clima, il primo accordo universale sul cambiamento climatico. alla presenza di oltre 170 rappresentanti di nazioni da tutto il mondo.

L’accordo, in sintesi:

bloccare l’innalzamento della temperatura al di sotto di 2 gradi rispetto all’era preindustriale e a fare di ambientetutto per non superare 1,5 gradi;

alimentare un fondo annuo da 100 miliardi di dollari per il trasferimento delle tecnologie pulite nei Paesi non in grado di fare da soli il salto verso la green economy;

rafforzare periodicamente gli obiettivi di riduzione fissati volontariamente dai singoli Paesi ;

ridurre di un terzo il carbonio immesso in atmosfera.

 

Adesso dopo l’impegno scritto dai paesi occorre che gli stessi mettano in atto le  azioni conseguenti; in attesa dei prossimi dati sull’innalzamento della temperatura globale.

 

 


Da lunedì chi Trivella?

Siamo alle porte del Referendum definito delle “Trivelle”.

In questi mesi ne ho sentite di tutte e non è stato facile cercare di capire come siamo giunti a questo referendum.

Ci sono stati anche degli “spot” di dubbio gusto

La campagna per il SI al referendum è iniziata in un primo momento puntando l’attenzione sulla salvaguardia del mare e del suo ambiente e sul fatto che nessuno parlava di questo referendum; poi  quando sono iniziati gli approfondimenti si sono accorti che non era un referendum per scegliere se volevamo o no le trivelle in mare ( come fu per la scelta sul nucleare) la campagna si è spostata sui temi della scelte energetiche del nostro paese e sul regalo del nostro paese alle multinazionali (royalties e consessioni senza scadenze).

Ognuno faccia le proprie considerazioni le mie sono, in ordine sparso e non di importanza:

Non credo che con questo referendum si scelgano le politiche energetiche del nostro paese. le regioni avevano presentato richiesta per 6 referendum in questo senso. E l’unico referendum ammesso da solo non ha questa valenza. E’ bene ricordare che il nostro paese ha già la più alta percentuale al mondo di energia elettrica prodotta da fotovoltaico.

Quantità e valore delle royalities, tasse pagate, lavoratori impiegati etc..   si può decidere che quanto deciso sia giusto o che sia sbagliato, e modificare opportunamente la legislazione del settore, ma si deve tenere conto che meno si incentivano le società petrolifere a investire in Italia, più le si incentiva a investire all’estero (magari in Croazia, proprio di fronte alle nostre coste…). Così l’inquinamento mondiale rimarrebbe costante,il rischio di inquinamento dei nostri mari il medesimo ma l’Italia dovrebbe comprare all’estero più energia di quella che già compra oggi. Abbiamo fatto già quest’errore sul nucleare.

Ancora una volta si cerca di dare significati politici ad un referendum. Tutte le forze non di governo sono per SI, nonostante abbiamo programmi energetici ed ambientali completamente differenti tra loro.

Non condivido questa falsa meraviglia per l’indicazione del nostro segretario  di astenersi. Non è stato il primo a farlo…. e vedremo se sarà l’ultimo, in attesa della riforma costituzionale per la quale saremo chiamati a votare per un altro referendum.

Sullo smaltimento delle piattaforme una volte esauriti i giacimenti ho dei ragionevoli dubbi riferiti alla sostenibilità ambientale. Siamo così convinti che sia ambientalmente vantaggioso smantellarle?

Io cosa faccio domani? Ho tanti impegni.

Ma ho una figlia che ha appena compiuto 18 anni alla quale mi risulta difficile spiegare perché ci si possa anche astenere dal votare ad un referendum, e  siccome sono convinto che l’esempio sia importante, domani la accompagno per la sua prima volta al voto perché inizi il suo percorso di cittadina consapevole.

Io comunque voto NO!


Accordo aree di contrattazione del pubblico impiego… e le ARPA?

Aran e Sindacati hanno firmato l’Ipotesi di accordo quadro nazionale che ridefinisce i nuovi comparti e le nuove aree di contrattazione del pubblico impiego. Così come era stato annunciato, base imprescindibile per riprendere la contrattazione dei contratti del pubblico impiego.

E’ un accordo importante che introduce cambiamenti rilevanti nell’assetto del sistema contrattuale pubblico e sul quale mi sono, già in parte, espresso in un’altro post. 

In questo link trovate il testo completo dell’accordo

Vorrei in questo post sottolineare alcune questioni che ci riguardano da vicino. Forse un po polemiche.

Siamo arrivati a questo accordo senza avere nessun confronto trai lavoratori e senza nessuna comunicazione, come se fosse un accordo banale e  non avesse riflesso sui lavoratori.

Altro aspetto, le ARPAT come ne escono da questo accordo? In questi anni, in modo pretestuoso, veniva ventilata la possibilità che alle Arpa venisse cambiato contratto…. quante discussioni: ho trovato almeno due post sul mio vecchio blog che parlano di questo argomento uno è il post che trovate qui, ecco il link.

Anche con la riduzione dei comparti ed il suo riassetto, dopo le riforme di Brunetta e questa della Madia,  alle ARPA  rimane attribuito il contratto della Sanità.

Finiamola con illazioni, teorie del complotto, voci infondate che provengono dai corridoi più improbabili!

Utilizziamo le poche energie che abbiamo per trovare proposte, invece che cercare inutili motivi di scontro tra categorie di lavoratori,  affinché le ARPA siano il più possibile funzionali allo scopo per cui sono state create: il controllo ed il monitoraggio ambientale.

 


Vitamine di Arte contemporanea /2

Potete ammirare tutte le 466 tavolette in mostra nel progetto itinerante “Vitamine, tavolette energetiche” di Carlo Palli che è stato ospite domenica 3 Aprile a Villa Caruso Bellosguardo.

Ringrazio Lastra TV  per aver preparato questo slideshow.

Vitamine: guarda le tavolette energetiche!


Vitamine di Arte Contemporanea

Questa appena trascorsa per me stata una settimana all’insegna dell’arte contemporanea. In questo anno e mezzo ho assistito alla realizzazione di diverse mostre di arte contemporanea allestite in biblioteca, grazie al progetto Biblioart, ma un confronto intenso con l’arte contemporanea come questa tavolette3_ridsettimana non mi era capitato.

Sono stato a visitare l’archivio di Carlo Palli a Prato, a due passi dal Museo Pecci, e devo dire che l’impatto è stato molto forte. Un archivio di arte contemporanea non è facilmente comprensibile da persone non abituate al confronto con questa tipologia d’arte.

Molti oggetti e composizioni, ad un occhio profano come il mio, risultano difficilmente comprensibili ed identificabili senza un’adeguata spiegazione.

Questa visita era propedeutica alla preparazione dell’evento che era in programma il 2 aprile a Villa Bellosguardo. Il progetto (di Carlo Palli) raccoglie 466 tavolette d’artista realizzate da artisti emergenti e storicizzati, musicisti, performer, curatori, direttori di musei etc.

Queste tavolette rigorosamente in formato cartolina 10×15 cm sono una bella collezione che si fa apprezzare anche da un occhio meno avvezzo a questo tipo di realizzazioni.

La difficoltà nell’apprezzare l’arte contemporanea viene sicuramente da una carenza di preparazione, e da un’abitudine consolidata ad associare il temine arte secondo canoni classici, rinascimentali, neoclassici etc. Il percorso formativo nell’arte non è così quotidiano come per  altre discipline, come ad esempio la musica.

Ieri un artista Luca de Silva nella sua performance “diceva”: Io non sono un poeta, non sono un pittore, non sono uno scultore / Una volta, quando ero giovane, volevo essere un artista e ho lavorato una vita per questo obbiettivo. Ma
ora non so più cosa è l’arte, mentre pensavo di saperlo e ci credevo / Tutto oggi è arte e nkoonsoi ripetiamo tutto ciò che è stato fatto nel secolo scorso / Nel medioevo non facevamo arte romana e greca. Nel rinascimento non facevamo arte medioevale. Gli impressionisti non facevano arte neoclassica. Questo per dire che l’arte contemporanea, e perciò l’arte fatta nel proprio periodo storico, non si rifaceva all’arte
precedente, ma cercava concetti e linguaggi diversi. Oggi invece facciamo solo ciò che è stato già fatto sia come concetto che come linguaggio pensando di fare arte d’avanguardia / Io non ci capisco più niente e perciò mi dichiaro FUORI di TESTA”

 

Allora forse non siamo gli unici in difficoltà a comprendere questo tipo di arte…

Comunque è un percorso molto interessante…. ed in fondo a me Jeff Koons in Piazza Signoria non dispiaceva.