….a chi importa di noi…la meditazione del Papa

Riporto di seguito la riflessione del Papa fatta ieri in una Piazza San Pietro vuota. Un’immagine che non dimenticheremo. Tante le riflessioni e gli spunti.

In questi giorni ho visto il film i due papi. Ne ho ricavato un’immagine di Bergoglio che non conoscevo. Non mi importa di approfondire se e quanto sia vera la ricostruzione del periodo dei  desaparecidos.

Ne ho colto l’aspetto profondamente umano di un uomo che diventa Papa.

Ieri ho visto il Santo Padre, un uomo provato, stanco non in perfetta salute solo a pregare, che porta il peso di una comunità intera. Ci ho visto il peso umano di un’esistenza, in quei gesti si percepiva  tutta, ma ancora una volta ha voluto essere li per sottolineare che non siamo soli.

Riporto un piccolo passo del discorso:

“Maestro, non t’importa che siamo perduti?”. Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

Buona quarantena.

 

 

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

1994… inizio di una nuova repubblica

Dopo la visione delle serie 1992 e 1993 mi ero ripromesso di vedere anche 1994. 

La clausura forzata dovuta al Coronavirus mi ha dato questa possibilità.

Mi è piaciuta meno delle  precedenti.

La rivoluzione politica  importante avvenuta in quel momento non traspare con tutta la sua forza. La storia umana e  politica dei personaggi della serie  si intreccia con alcuni episodi importati di quel periodo ( G7 di Napoli, incontro Berlusconi Bossi ) ma nel complesso non sono riuscito a vedere il passaggio importante che è avvenuto nella  politica italiana.

Sicuramente la figura di Berlusconi è  raccontata senza eccessivi pregiudizi,  molto  vicino a quello che lui ha raccontato di se agli italiani.

La figura di Leonardo Notte ( Stefano Accorsi ) rimane centrale e si ripropone con tutto il suo cinismo , fino alla fine, quando scommette sulla sconfitta del paese Italia per guadagnare soldi. Interessanti le sue riflessioni sulla verità scritte nella lettera da consegnare alla futura moglie.

Per me la frase più interessante di tutta questa serie è quella che rivolge un ex collaboratore di Di Pietro quando lo incontra in piazza ai festeggiamenti per le dimissioni di Berlusconi nel 2011 ( la parte finale di 1994 racconta la fine di Berlusconi), gli fa vedere come la gente in piazza esulti, gli fa notare che quella gente ha votato tre volte Berlusconi, ha tirato le monetine a Craxi.

La stessa gente che urlava Di Pietro Di Pietro nel 1992 poi ha votato Berlusconi nelle elezioni del ’94. La gente non ci capisce una mazza. E lei adesso gongola. Ma sta tarantella è cominciata con mani pulite. E più andrà avanti e più sarà peggio, a dare ascolto alla gente“.

Qui ci sta tutta la sintesi di quello che è successo fino ad oggi.

Una politica che non guida più,  ma si lascia guidare. 

 

…in attesa di poter uscire ….

In questi giorni in cui non possiamo uscire  possiamo, tra le altre cose,  visitare  virtualmente i Musei.

Una bella opportunità , anche se vedere le opere dal vivo è un’altra cosa.  Personalmente ne ho visti la metà di quelli che vi propongo. Gli altri confido di vederli in futuro. 

Per ora accontentiamoci.

Per accedere basta cliccare sull’immagine. 

 

1. Pinacoteca di Brera – Milano

 

 

 

 

2. Galleria degli Uffizi – Firenze

 

 

 

 

 

3. Musei Vaticani – Roma

 

 

 

 

4. Museo Archeologico – Atene

 

 

 

 

5. Prado – Madrid

 

 

 

 

6. Louvre – Parigi

 

 

 

 

7. British Museum – Londra

 

 

 

 

 

8. Metropolitan Museum – New York

 

 

 

 

9. Hermitage – San Pietroburgo

 

 

 

 

10. National Gallery of art – Washington

Cosa fare nei prossimi giorni?

Ci aspettano settimane che definerei inaspettate.

Sperando di non essere infetti sarà un periodo che pensavamo fosse possibile solo nei film.

La domanda più ricorrente nei prossimi giorni sarà: e adesso cosa facciamo?

A parte coloro che avranno il pensiero di come pagare gli stipendi, pagare le tasse con le proprie attività chiuse  che avranno altri problemi, per gli altri come trascorre il tempo senza “andare fuori di testa” sarà il leitmotiv dei prossimi giorni.

Le domande gia oggi si rincorrono. Posso fare questo? Posso fare quello ? Come faccio a ….. a stare a casa rischio di diventare matto!

Un periodo breve che una volta passato, non ci farà cambiare le abitudini consolidate e non ci farà neppure sentire più vulnerabili, immersi nel soddisfare i nostri bisogni.

Io cosa farò? Non lo so. Non ci ho pensato.  Aspetto gli eventi consapevole che quello che succede in un laboratorio a migliaia di kilometri di distanza, mio malgrado, può condizionare la mia esistenza. 

         

The New Pope

Non sono un critico cinematografico e non è mia intenzione  fare una recensione di questa nuova serie di Paolo Sorrentino.

A me è piaciuta. Sorrentino è bravo,  ha una fotografica eccellente e i contenuti su cui riflettere  sono molteplici. Sicuramente non tutti comprenibili, almeno per me, ma la serie non è una semplice rappresentazione delle debolezze umane del Clero romano.

Il segretario di stato, un ottimo  Silvio Orlando,  Angelo Voiello, ha anche in questa serie  un ruolo centrale nelle dinamiche pontificie. E’ l’uomo dietro le quinte:  l’informazione è potere; il potere è peccato mortale. Ma lui imperterrito con il suo brillante cinismo è un antimoderno, quello che non  passa mai di moda, come le “barrette Kinder”.  Come piace agli italiani essere come Angelo Voiello! 

The New Pope racconta il Vaticano senza mezze misure, parla di terrorismo islamico, rivendicazioni femminili, di corruzione religiosa e politica. E’ rappresentata un’istituzione secolare che è fatta di uomini fragili e attraversata da un brulicare di passioni che sono diretta espressione del mondo. Come  diceva Benedetto XVI “La secolarizzazione, con i suoi condizionamenti che portano fino alla negazione di Dio, è penetrata, “già da tempo”, anche all’interno della Chiesa”.

Sulle figure dei due papi e le sue contraddizioni, ci sarebbe troppo da dire. Vi consiglio di guardalo e di farvi un’idea.

Tra i tanti spunti che la serie propone riporto due frasi per me significative , soprattutto perché la serie è scritta da un “non credente”: 

“Sapete qual’è la vera bellezza delle domande? Che noi non abbiamo le risposte. Alla fine le risposte le ha solo Dio.”


“Dio non gestisce le nostre vite. Dio non rimedia alle nostre debolezze. Dio non ferma la nostra mano quando si immerge nel peccato. No. Dio si limita a salvarci.”

 

 

 

 

Ancora Trivelle ….

Sono passati anni ma la nostra classe dirigente non ha ancora le idee chiare sul piano energetico del nostro paese.  Ovvero l’ideologia supera  quello che ora in molti chiamano “buon senso”.

Sicuramente sono di parte, sotto riporto i post che scrissi per il referendum sulle trivelle, ma francamente continuo a non capire la logica della scelta del nostro paese. Il  Milleproroghe ha spostato di sei mesi “il termine ultimo per la realizzazione del Pitesai e per la sua adozione – a causa di precedenti ritardi nella elaborazione e della necessità di effettuare la Valutazione Ambientale Strategica VAS”.  Il che significa chiaramente mettere in crisi questo settore affinche presto si smetta di “trivellare” cosi come chiedeva il referendum. 

Non capisco la scelta. Non ci sono vantaggi per il nostro paese ne in campo  economico, energetico ne ambientale.

Economicamente è uno svantaggio enorme non c’è bisogno di spiegarlo . 

Energeticamente non siamo autosufficienti e quei prodotti occorre comunque acquistarli e dipendere ulteriormente da altri paesi.

Ambientalmente le trivelle verranno costruite  ( forse anche smantellate le esistenti) a poche miglia dal nostro confine e avranno vantaggi paesi come Grecia e Croazia. Vantaggi ambientali per noi nessuno.

Sarà semplicistico. Ma rimane una scelta scellerata!

 

 

Da lunedì chi Trivella?

 

… e continuano a trivellare…

 

Impossibile non scrivere di Coronavirus

Impossibile non parlare di Coronavirus. Ci proverò, a non parlarne.
SARS-CoV-2 è il nome del virus. “SARS” indica “severe acute respiratory syndrome” (“sindrome respiratoria acuta grave” in inglese), “CoV” il fatto che sia dovuta a un coronavirus e il “2” serve per distinguerla dal SARS-CoV scoperte tra il 2002 e il 2003 in Cina.
Ecco, siccome non sono un virologo, mi limito a questo.

Sicuramente però sono molto interessanti gli effetti.
La potenza della comunicazione e di cosa può provocare.
La paura che semina un “nemico” che non si conosce e non si vede che potrebbe essere ovunque.
Ed il sospetto che poi genera il dubbio… di quello che ci stanno veramente nascondendo… visto questo allarme … qualcosa non ci dico.

Allarme che genera paura che alimenta il dubbio che genera nuova paura.

E il nostro essere solidali e umani, oramai sopito da tempo, viene sopraffatto dall’instinto egoistico di sopravvivenza, ci sentiamo minacciati da un nemico invisibile e guardiamo ogni uomo, soprattutto se “diverso”, come ad una minaccia.
In questo i “social”, purtroppo, non ci aiutano.

In preparazione alla Lastrense

Erano tanti anni che non riuscivo ad uscire in bicicletta in inverno, anche se quest’anno fatichiamo a chiamare febbraio inverno. L’occasione è dovuta ad una serie di fatti: più tempo libero,  il fisico con qualche acciacco non “invalidante”, la bici nuova e la preparazione alla prima ciclostorica  a Lastra a Signa “la Lastrense”.

Parlare dei luoghi in cui si svolge mi pare superflo.

Sarei di parte. Sono le colline dove vivo e che conosco molto bene. Sicuramente molto belli e suggestivi . Sul percorso  non mi sbilancio.  Sono troppo fuori forma  (sono anni che sono fuori forma) quindi non faccio testo. 

 

Ho provato parte del percorso sia con la nuova bicicletta Gravel al carbonio sia con la bici vintage Atala. 

Quaranta anni di differenza di tecnologia che provati sullo stesso percorso si apprezzano tutti. La cosa che colpisce di più è l’elasticità del telaio al Carbonio, soprattutto sui tratti di sterrato e fondo sconnesso, e la frenata. I freni a disco sono 

una sicurezza indescrivibile. Con la vintage in fondo ad alcune discese sono costretto al metterei piedi per terra per aiutarmi con la frenata! 

 

Con entrambe le bici però occorre cuore e gambe. Le bici non vanno da sole …almeno queste 

  

Verità e Fake news

Scrivo oramai raramente su questo blog, senza un filone logico su gli argomenti trattati, ma non ho intenzione di smettere (sarà contento aruba). Ogni tanto ho degli spunti e mi viene voglia di fissarli qui.
Sto leggendo dei libri di Vito Mancuso e spesso ci trovo degli spunti molto interessanti.
In un periodo in cui si parla tanto di fake news leggere un libro sull’autenticità è veramente interessante ”.. vale davvero la pena vivere una vita autentica in un mondo basato sulla finzione?… “

Un bel libro, ve lo consiglio. Ma una cosa mi ha colpito in particolare, ed è una esemplificazione chiara di come la verità non è esattezza ma soprattutto bene e giustizia, cioè saggezza nell’utilizzazione del dato esatto.

Riporto il brano del libro per intero anche se lungo:

“Un maestro chiede a un bambino dinanzi a tutta la classe se è vero che suo padre spesso torni a casa ubriaco. E vero, ma il bambino nega […]. Nel rispondere negativamente alla domanda del maestro, egli dice effettivamente il falso, ma in pari tempo esprime una verità, cioè che la famiglia è un’istituzione sui generis nella quale il maestro non ha diritto di immischiarsi. Si può dire che la risposta del bambino è una bugia, ma è una bugia che contiene più verità, ossia che è più conforme alla verità che non una risposta in cui egli avesse ammesso davanti a tutta la classe la debolezza paterna”. In quella classe ci sono due ragazzi che abitano vicino all’interrogato e sanno perfettamente come stanno le cose. Uno di loro, per dovere di precisione, si alza in piedi e dice di conoscere benissimo qual è la realtà dei fatti ossia che il padre torna spesso ubriaco. L’altro, però, interviene dicendo che non è per nulla così, che il ragazzo che ha appena parlato si sbaglia perché confonde il padre del ragazzo interrogato con un altro uomo, e che lui, che abita proprio li accanto, può garantire che le cose stanno effettivamente così. Chi tra questi due ragazzi dice la verità?
Il primo ricorda la figura di “colui che pretende di dire la verità dappertutto, in ogni momento e a chiunque”, ma chi agisce così “è un cinico che esibisce soltanto un morto simulacro della verità”. Il secondo personifica una concezione secondo la quale il rapporto umano è più importante della descrizione oggettiva di come stanno effettivamente le cose, una concezione della vita al vertice della quale c’è la relazionalità dell’essere e che individua il criterio decisivo nell’incremento della qualità delle relazioni. Nel primo caso la verità è qualcosa di statico, è un dato di fatto: il padre è ubriaco punto e basta, poche chiacchiere. Nel secondo caso la verità è qualcosa di dinamico, più esattamente di relazionale, che sa collocare il dato di fatto dell’ubriachezza del padre nel contesto più ampio di un figlio costretto a riconoscerla pubblicamente di fronte al maestro e ai compagni di classe e che per questo, negandola a un primo livello (quello dell’esattezza), la serve a un livello più alto (quello della relazione). Nel primo caso la verità si dice, si riconosce, si dichiara, si professa. Nel secondo caso la verità si fa, si attua, si realizza, si costruisce. Nel primo caso la verità è un dato, una tesi, una dottrina, un dogma. Nel secondo caso la verità è un processo, un evento, una relazione, un sistema.”

La verità si attinge solo quando si ha a cuore l’intero. La verità è molto più che esattezza, perché l’esattezza dice solo un aspetto particolare della realtà. La verità invece è l’intero delle relazioni, e in essa si può entrare solo mediante l’adeguazione della nostra intelligenza e della nostra volontà alla totalità del reale, un’adeguazione che richiede grande intelligenza emotiva e grande umiltà.

Se non si vuole la giustizia ed il bene anche una cosa esatta può non essere  verità  figuriamoci una fake news!
Quanto lontano dalla verità sono questi tempi.  

 

 

Eroica 2019 – nonostante la fatica rimane un successo

Questa Eroica per me è stata la più dura: poco allenamento, mal di schiena, antidolorifici; qualcuno può esclamare da eroico!

Mi sono cimentano nel percorso da 106 km, per non ripetere il percorso già fatto in passato e con la falsa convinzione (traviato dalle indicazioni del sito ufficiale)  che nonostante i 20 km in più rispetto al “corto” il percorso fosse nel complesso piu facile.

Grave errore. Il percorso è stato  sicuramente piu difficile: per lunghezza , per tipologia delle salite, per la quantità di sterrato,  per la mal distribuzione dei ristori.

Il paesaggio e l’atmosfera  che si respira compensa ampiamente  la fatica. Il paesaggio è più vario del percorso  breve e le Crete Senesi viste da questa prospettiva sono fantastiche e suggestive. 

Ogni Eroica è una esperienza fantastica ed irripetibile, indelebile nella memoria.  Non ci sono riprese e/o foto che possono trasmettere le sensazioni che si hanno in questa giornata.